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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Nella trasmissione del 12/02/2023 si parla di applicazioni che non fanno quello che ci si aspetta.

  • Ad esempio Telegram offre molte meno proprietà di sicurezza di quello che lascia spesso intendere. Lo sa bene la polizia russa, che in qualche modo riesce ad accedere a contenuti in teoria riservati. Del resto sono tante le applicazioni di messaggistica che dichiarano di essere super sicure, salvo poi essere puntualmente smentite.
  • Raccontiamo la storia di una vulnerabilità di sicurezza di Facebook: l'impatto di questa vulnerabilità è molto piccolo, perché è stata corretta presto, ma è interessante capire come funzionava.
  • Una nuova causa riguarda il mondo dei siti che permettono di scaricare da youtube, ormai rubrica fissa di questa trasmissione. Questa volta però, i "nostri" sono quelli che denunciano. In particolare Yout.com ha denunciato la RIAA chiedendole di smettere di segnalare il loro sito a Google per ottenerne la rimozione dai risultati di ricerca. Inaspettatamente, viene in aiuto... la Microsoft.
  • Per chiudere, alcune storie di telemetria (nei suoi usi e abusi) e di ChatGPT (vedi sopra).

Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa

Tanto, secondo una stima americana che ha valutato i ricavi pubblicitari associati agli account sospesi che Musk ha reintegrato

La riattivazione da parte di Elon Musk di dieci account di Twitter sospesi dalla precedente gestione ha suscitato una quota di reazioni ed engagement che può generare ricavi pubblicitari per circa 19 milioni di dollari in un anno, secondo il calcolo di un’organizzazione non profit dedicata a contrastare il cosiddetto hate speech, ovvero i discorsi di incitamento all’odio, su internet. Il Centro per la lotta all’odio digitale (Center for Countering Digital Hate – CCDH) riferisce che i dieci account in questione sono tra le centinaia di profili riattivati in occasione dell’“amnistia generale” annunciata da Elon Musk a fine novembre.

Leggi l'articolo su "il Post"

Né intelligente né artificiale. La nostra tentazione di vedere il senso nella macchina. Dovremo scegliere un modo per conviverci che non stravolga la sfera cognitiva umana

[...]

Le parole per noi non hanno solo una dimensione sintattica rituale e probabilistica, stanno per qualcosa che le trascende. Le scegliamo consapevoli della loro inadeguatezza nel rappresentare cose, emozioni, eventi e concetti. Ogni tentativo di limitarsi al piano della sintassi ha condotto la logica nei vicoli ciechi dei risultati negativi. Il dispositivo ChatGpt non conosce altro che la probabilità delle frequenze relative delle parole e il sistema di addestramento non riconosce alcuna esternalità.

Leggi l'articolo su "il Manifesto"

Una recente analisi mostra che l'utima versione del sistema di Microsoft invia un sacco di informazioni anche a terze parti sin dal primo avvio.

La "telemetria" di Windows 11 non si limita a fornire informazioni tecniche al produttore del sistema operativo, ma contatta anche aziende specializzate in ricerche di mercato, editori pubblicitari e domini legati alla geolocalizzazione senza che l'utente apra un browser, e soprattutto senza chiedere il permesso ad alcuno.

Leggi l'articolo su Zeus News

Con l'arrivo sulla scena di ChatGPT, la necessità di riconoscere se un testo è stato scritto da un'intelligenza artificiale o meno ha già invaso l'ambito scolastico.

La città di New York e la città di Los Angeles hanno deciso di impedire l’accesso al chatbot sviluppato da OpenAI dalle reti e dai dispositivi scolastici. La preoccupazione è che l’abuso dello strumento possa rendere più facile per gli studenti imbrogliare sui compiti. O che il suo utilizzo possa diffondere informazioni inesatte.

Leggi l'articolo sul sito di "guerre di rete" dove potrai leggere anche l'ultima newsletter di Carola Frediani.

Un webinar di Elena Pesaresi, Funzionario del Garante per la protezione dei dati personali.

Senza nominarle esplicitamente Pratesi mette in guardia sull'uso di piattaforme per la didattica a distanza, per le videoconferenze, per gli esami a distanza che non sono conformi al GDPR e costituiscono una violazione del diritto alla privacy degli studenti e dei lavoratori di scuole e università, oltre che essere un problema per la libertà di insegnamento. Il video dura circa un'ora.

Guarda il video su peertube

Il Garante della privacy ferma “Replika”. Il chatbot, dotato di una interfaccia scritta e vocale che basandosi sull’intelligenza artificiale genera un “amico virtuale”, per il momento non potrà usare i dati personali degli utenti italiani. Il Garante della privacy ha infatti disposto con effetto immediato, nei confronti della società statunitense che sviluppa e gestisce l’applicazione, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati.

[...]

“Replika” viola il Regolamento europeo sulla privacy, non rispetta il principio di trasparenza ed effettua un trattamento di dati personali illecito, in quanto non può essere basato, anche solo implicitamente, su un contratto che il minorenne è incapace di concludere.

Leggi l'articolo completo sul sito del Garante Italiano per la Protezione dei Dati Personali

Il caos nel quale sono precipitati nello scorso weekend numerosi server molto importanti in Francia, Germania, Canada, Italia, Usa, Turchia, Uk, Finlandia e altri paesi non è necessariamente un caso. Non è neppure una dimostrazione di grande bravura degli attaccanti. Non mancano dubbi sul fatto che possa essere addirittura una manifestazione di lentezza dei difensori.

Secondo una ricostruzione del Computer Emergency Response Team (Cert) francese, infatti, si tratta di un attacco ai server VMware ESXi che non erano stati aggiornati con una patch per una vulnerabilità che era stata scoperta due anni fa (BleepingComputer). In effetti, patch su questi prodotti sono presenti sul servizio VMware da due anni (VMware).

Leggi l'articolo completo di Luca De Biase

La scorsa settimana ho inviato la prima newsletter di Pillole di Informazione Digitale. IL numero 0 è stato dedicato completamente all'Intelligenza Artificiale.

La newsletter sarà aperiodica (quando ho tempo), ma quasi certamente non sarà più frequente di una volta al mese. Raccoglierà alcune delle segnalazioni più interessanti del mese, a volte a tema a volte no.

Quì potete leggere il numero 0

Se vi piace potete iscrivervi per ricevere la prossima

A presto!

Monitora-PA chiede di smettere di usare GMail e i servizi ad esso associati (Google Drive, Google Workspace for Education etc...)

Dopo le diverse iniziative volte a fare pressione su PA, scuole e università affinché rispettino il GDPR, Monitora-PA torna alla carica inviando una PEC a 45 Atenei.

Infatti, a seguito della sentenza Schrems II della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, l'uso dei servizi delle GAFAM (Google, Aple, Facebook, Amazon, Microsoft) non è attualmente conforme, in assenza di misure tecniche supplementari efficaci che non ci risultano indicate sul vostro sito, alle disposizioni del GDPR in ordine al trasferimento transfrontaliero dei dati personali verso gli Stati Uniti o altri Paesi la cui legislazione non fornisca ai cittadini europei una protezione equivalente a quella garantita nell'Unione.

Leggi tutto su Monitora-PA