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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Commentiamo la testimonianza di Zuckerberg al processo in California che vede Meta accusata di aver creato delle interfacce che provocano dipendenza alle persone minori, tali da infliggere loro danni psicologici. Sempre su Meta, arrivano le prime notizie anche da un altro processo, questa volta nel New Mexico, dove l'accusa è invece di non aver protetto adeguatamente le persone minori dall'abuso sessuale.

A seguire, lunga carrellata di notiziole:

  • L'unione europea impedisce i tool basati su AI sui device del suo personale
  • I tech corps, ovvero un altro passaggio del colonialismo
  • Un altro studio mostra che l'AI non ci farà lavorare meno
  • L'India stringe le regole sui social media e sugli usi dell'AI
  • ChatGPT si prepara a lanciare un social media
  • Alcuni importanti siti di notizie chiedono ad Internet Archive di copiare le versioni archiviate dei loro siti allo scopo di evitare che gli scraper che accumulano dati per usarli negli LLM possano accedervi
  • Openstreetmap riceve un livello di scraping che rende difficile mantenerlo in attività

Concludiamo con due perle:

  • Meta risolve il problema delle persone che smettono improvvisamente di postare
  • Come controllare 10mila aspirapolvere robot per sbaglio

Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa

Chiamato a testimoniare nell'ambito di una causa sui danni delle piattaforme a una giovane utente, l'ad di Meta ha fatto di tutto per schivare le sue responsabilità.

Nello specifico, la presenza di Zuckerberg doveva chiarire se le piattaforme del colosso, come Facebook e Instagram, fossero state intenzionalmente progettate per creare dipendenza, e per rispondere alle accuse secondo cui l'azienda avrebbe deliberatamente adottato strategie per aumentare l'engagement di adolescenti e pre-adolescenti, innescando negli utenti gravi problemi di salute mentale.

L'udienza rappresenta uno dei passaggi chiave della causa intentata contro Meta, YouTube, Snap e TikTok da una ventenne californiana, identificata in aula come K.G.M. (anche se il suo avvocato si è spesso riferito a lei con il suo nome di battesimo, Kaley), e da sua madre nel 2023. La tesi è che l'uso compulsivo delle piattaforme social da parte della ragazza in età estremamente precoce le abbia causato seri danni psicologici.

Mentre a novembre Meta e Google avevano provato senza successo a far archiviare il caso, Snap e TikTok hanno poi raggiunto un accordo in via extragiudiziale, lasciando alle altre società il compito di affrontare il primo di una nutrita serie di processi sulla dipendenza da social media attualmente in corso a Los Angeles. Queste cause – che nel gergo giuridico statunitense vengono definite bellwether – sono state selezionate in quanto rappresentative di un gruppo molto più ampio di azioni legali simili contro le stesse aziende. I querelanti, che in totale sono circa 1.600, sostengono che i loro figli siano stati vittime di casi di depressione, dismorfismo e suicidio.

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Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha inviato centinaia di richieste alle principali piattaforme online, tra le quali anche Reddit e Discord, per conoscere i dati identificativi degli account ostili alle attività dell’ICE.

Secondo il New York Times, le società coinvolte, tra cui Google, Meta (proprietaria di Instagram, Threads e Facebook), Reddit e Discord, avrebbero ricevuto mandati amministrativi con cui il governo chiedeva nomi, email, numeri di telefono e altri dati utili a scoprire i titolari degli account che nelle scorse settimane si sono esposti nel criticare le attività di quella che molti definiscono la milizia anti-immigrati di Trump. Fonti governative e dipendenti delle aziende, citati dal quotidiano statunitense, riferiscono che alcune richieste sarebbero state soddisfatte, benché le piattaforme non siano obbligate per legge a consegnare tali informazioni.

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Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che il suo governo avvierà un'indagine nei confronti di Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, per una possibile violazione della privacy degli utenti delle sue applicazioni social.

Come riferisce l'agenzia di stampa Reuters, l'inchiesta nasce da una ricerca condotta da diversi centri di ricerca internazionali, che hanno scoperto che l'azienda avrebbe utilizzato un meccanismo nascosto per tracciare l'attività web degli utenti di dispositivi Android, ha dichiarato l'ufficio di Sánchez in un comunicato.

«In Spagna, la legge è al di sopra di qualsiasi algoritmo o grande piattaforma tecnologica», ha affermato Sánchez, secondo quanto riportato nella nota. «E chiunque violi i nostri diritti ne pagherà le conseguenze».

Il governo ha dichiarato che Meta potrebbe aver violato diverse normative dell'Unione Europea in materia di sicurezza e privacy, tra cui il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), la Direttiva ePrivacy, il Digital Markets Act e il Digital Services Act.

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Secondo i materiali in possesso dell'agenzia Reuters, una parte rilevante del fatturato pubblicitario di Meta proviene infatti dalla diffusione di annunci legati a truffe e prodotti vietati. Nei documenti interni si parlerebbe di circa 16 miliardi di dollari, un decimo del totale.

Tra questi ci sarebbe una nota della società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp in cui si legge che le sue piattaforme mostrano una media di circa 16 miliardi di “scam advertisements” (pubblicità truffaldine) – che mostrano chiari segni di attività fraudolente. Sette miliardi di dollari di ricavi nel 2024 sarebbero arrivati solo da queste ultime.

Semplicemente utilizzando i dati della Meta Ad Library, l’archivio che contiene le pubblicità circolate su Facebook e Instagram, i ricercatori avevano identificato oltre 46mila inserzioni pubblicitarie contenenti farmaci non approvati e affermazioni sanitarie ingannevoli, comparse sugli schermi degli utenti europei più di 292 milioni di volte. Come si legge sul report: “Questi annunci violavano almeno 15 delle norme pubblicitarie e comunitarie di Meta stessa, includendo deepfake di personaggi famosi, falsi medici o testate giornalistiche, e affermazioni sanitarie fuorvianti".

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Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale i data center consumano sempre più acqua, lasciando a secco intere comunità

Una famiglia che abita nella contea di Newton, a un’ora e mezza in macchina da Atlanta, da diversi anni ha problemi con l’acqua. Racconta infatti il New York Times che dal 2018 la lavastoviglie, la macchina del ghiaccio, la lavatrice e il gabinetto hanno smesso uno per uno di funzionare. Poi, nel giro di un anno, la pressione dell’acqua si è ridotta a un rivolo. Finché dai rubinetti del bagno e della cucina non usciva più acqua. Nulla. Ma il problema, ovviamente, non riguarda solo questa famiglia.

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Tutto questo perché? Perché dal 2018, appunto, è cominciata la costruzione del nuovo data center di Meta. I data center sono immensi centri di elaborazione dati che in breve tempo sono diventati la spina dorsale della nostra economia. Sono l’infrastruttura critica che alimenta l’archiviazione cloud, i servizi di emergenza, i sistemi bancari, le comunicazioni e la logistica. Ma sono i data center sono strutture gigantesche che consumano quantità immense di energia, suolo e acqua. Con il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale, questi consumi sono destinati a crescere a ritmo esponenziale.

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Dopo un lungo periodo di graduale apertura, Threads – il social network rivale di X e sviluppato da Meta – ha annunciato nel mese di giugno la sua completa integrazione con il fediverso (che sta per universo federato): l’ecosistema social decentralizzato il cui esponente più noto è Mastodon. In sintesi, tutte le piattaforme che fanno parte del fediverso sfruttano lo stesso protocollo e possono quindi comunicare l’una con l’altra. Di conseguenza, ogni utente che lo desidera potrà vedere all’interno di Threads, anche se in un feed diverso e con qualche altra limitazione, i post pubblicati dagli utenti del fediverso che si è scelto di seguire. E viceversa: gli utenti di Mastodon che lo desiderano – e sempre che la loro istanza lo consenta – potranno integrare i post pubblicati su Threads.

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Da una parte, la speranza è che la massiccia infrastruttura di Threads possa far crescere la base utenti delle altre piattaforme del fediverso, incrementandone la visibilità; dall’altra, il timore – espresso anche da parecchi utenti – è che un colosso come Meta possa introdurre le logiche del “capitalismo della sorveglianza” in un mondo piccolo, fragile e che soprattutto a queste si è sempre fieramente contrapposto. È anche per questa ragione che molti utenti di Mastodon si oppongono all’integrazione di Threads e hanno espresso la loro intenzione di “defederare” Threads, impedendogli cioè di comunicare con le istanze di Mastodon che gestiscono.

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Preoccupazioni per la privacy.

L'ultimo aggiornamento di WhatsApp è pensato per mettere la IA al servizio di chi si trova spesso sommerso dalle notifiche e riesce ad accumulare decine o magari centinaia di messaggi non letti, tra i quali poi deve destreggiarsi. Con la nuova funzione Message Summaries, già attiva negli Stati Uniti, WhatsApp genera infatti riassunti automatici dei messaggi non letti, sfruttando la IA di Meta.

Il cuore della tecnologia è il Private Processing, un'infrastruttura che, secondo Meta, assicura che né Meta stessa né WhatsApp possano accedere ai contenuti delle conversazioni. I dati vengono elaborati in un ambiente protetto, al quale le richieste di elaborazione vengono inviate in modo anonimo e protette crittografia end-to-end.

La questione della riservatezza per WhatsApp è particolarmente delicata: Meta ha una storia complessa in termini di privacy.

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I costi energetici di migliaia di server che effettuano miliardi di calcoli al secondo e i rischi per i cittadini

Bollette più alte e nuove centrali a gas per soddisfare la fame d’energia di Meta, il colosso tech di Mark Zuckerberg. La multinazionale sta costruendo un gigantesco data center in Louisiana, nelle campagne di Holly Ridge (una vasta area rurale nel nord-est dello stato). Sono infrastrutture strategiche per Big Tech: i data center contengono migliaia di server che, a loro volta, effettuano miliardi di calcoli al secondo, lavorando senza sosta. È il “cervello” dell’intelligenza artificiale, che se ne serve per eseguire i compiti che gli vengono commissionati o, più banalmente, per fornirci le risposte richieste. Ma proprio perché i computer lavorano ininterrottamente in condizioni normali si surriscalderebbero; dunque, per evitare guasti tecnici, vanno raffreddati artificialmente (ad esempio, tramite aria condizionata industriale ad alta potenza). Bisogna poi alimentare la potenza di calcolo e sostenere i costi energetici relativi ai sistemi d’illuminazione o di sicurezza dell’infrastruttura. In definitiva, il fabbisogno complessivo di energia dei data center è già di per sé molto elevato.

Ma Zuckerberg vuole costruire un arcipelago informatico che si estenderà su 370.000 metri quadrati (a grandi linee, un’area coperta da cinquantadue campi di calcio regolamentari). E secondo le stime di una Ong locale, Alliance for Affordable Energy, avrà bisogno del doppio dell’energia di cui vive New Orleans, una città che conta quasi quattrocentomila abitanti.

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Se siete fra gli utenti delle app di Meta, come Facebook, Instagram o WhatsApp, fate attenzione alle domande che rivolgete a Meta AI, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale integrato da qualche tempo in queste app e simboleggiato dall’onnipresente cerchietto blu. Moltissimi utenti, infatti, non si rendono conto che le richieste fatte a Meta AI non sempre sono private. Anzi, può capitare che vengano addirittura pubblicate online e rese leggibili a chiunque. Come quella che avete appena sentito.

E sta capitando a molti. Tanta gente sta usando quest’intelligenza artificiale di Meta per chiedere cose estremamente personali e le sta affidando indirizzi, situazioni mediche, atti legali e altro ancora, senza rendersi conto che sta pubblicando tutto quanto, con conseguenze disastrose per la privacy e la protezione dei dati personali: non solo i propri, ma anche quelli degli altri.

Questa è la storia di Meta AI, di come mai i dati personali degli utenti finiscono per essere pubblicati da quest’app e di come evitare che tutto questo accada.

Benvenuti alla puntata del 16 giugno 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica.

Ascolta il podcast o leggi la trascrizione della puntata di Paolo Attivissimo