Puntata 26 di EM, sesta del ciclo Estrattivismo dei Dati, parliamo di intelligenza artificiale, università, conoscenza e infrastrutture.
Nella prima parte ospitiamo un rappresentante dell’Osservatorio collaborativo Artificial Intelligence e Digital Humanities, Andrea Bolioli, per presentare l'osservatorio appena nato e discutere di ricerca, open source, alfabetizzazione critica e del ruolo delle Digital Humanities in un ecosistema sempre più dominato dall’hype tecnologico.
Nella seconda parte parliamo della lettera aperta contro l’adozione acritica dell’IA nella scuola e nell’università: formazione o addestramento? Pensiero o dipendenza? Conoscenza o automazione del sapere? Con noi Maria Chiara Pievatolo, Ordinaria di Filosofia Politica a Scienze Politiche, Università di Pisa.
Una puntata su ciò che l’IA sta trasformando davvero: non solo tecnologia, ma il rapporto tra esseri umani, conoscenza e potere.
Il vero problema è la marea di bug report inutili generati dai sistemi automatici.
Linus Torvalds è seccato con la IA: non perché questa non sappia davvero fare il proprio lavoro, ossia nel caso specifico generare bug report per il kernel di Linux, ma soprattutto perché è usata in maniera estremamente ampia e così le segnalazioni dei medesimi bug si moltiplicano. Davanti a questa situazione e all'aumentare dei "falsi positivi", di recente è intervenuto sulla mailing list ufficiale dello sviluppo del kernel, criticando duramente l'uso crescente di strumenti di intelligenza artificiale per generare i bug report, affermando che tali segnalazioni automatiche stanno rallentando lo sviluppo invece di accelerarlo. Il problema riguarda in particolare report prodotti da sistemi IA che analizzano automaticamente il codice e inviano segnalazioni prive di contesto, inaccurate o basate su interpretazioni errate delle patch.
infoAccessibile diventa 🔒 contenuto creativo umano volutamente inibito a spider di motori di ricerca e intelligenze artificiali
L’ABBECEDARIO infoAccessibile – parole chiave Abracadabra in tema Inclusive Design, alla luce delle ultime dinamiche di prevaricazione e sfruttamento che le big tech stanno attuando in maniera sempre più aggressiva, decide di diventare 🔒 contenuto creativo umano volutamente inibito a spider di motori di ricerca e intelligenze artificiali; con meta e login che scoraggiano l’indicizzazione, su http perchè la s di sicurezza per il protocollo di gestione dei contenuti ipertestuali del web dovrebbe essere utilizzata solo da chi vende informazione o profila l’utenza finale attraverso cookies ed altre amenità che infoAccessibile non prevede perché nasce come libera condivisione e sperimentazione dell’informazione digitale a scopi didattici.
Le ultime due puntate di DataKnightmare: L'algoritmico è politico, smontano completamente la narrazione sul nuovo prodotto di Anthropic, Claude Mythos, "così potente da non potercelo far usare" e sull'utilità e affidabilità degli "Agenti intelligenti".
Puntata DK 10x29 - Un tiro di dati
Che differenza c'è fra un "agente intelligente" che cancella il tuo lavoro e un modello linguistico che ti racconta la vera storia degli orsi nello spazio?
"La storia ve la racconto senza gergo perché è una storia che vale per tutti, non solo per chi fa software.
C'è un tizio che si chiama Giorg che ha una piccola azienda che produce un gestionale per agenzie di noleggio per lo più autonoleggi.
Siccome Giorg è uno che sta sempre sul pezzo, per scrivere codice si appoggia a un agente intelligente, nello specifico cursor con opus 4.6 di Anthropic.
Per i non addetti ai lavori, è lo stato dell'arte degli agenti intelligenti per scrivere codice.
Che cosa è successo?
È successo che l' agente intelligente ha cancellato tutto, ma tutto tutto tutto in nove secondi. Così, de botto, senza senso.
Ora, agente intelligente è un termine di marketing per indicare un modello linguistico con la capacità di interagire con il proprio ambiente.
Il resto della storia e le considerazioni di Vannini potete ascoltarlo su spreaker
Puntata DK - 10x28 Claude Mythos
Come sempre, quando gli AI bros annunciano, non è vero niente
Forbes scrive: Claude Mythos ha individuato vulnerabilità zero day in tutti i principali sistemi operativi e browser web in modo completamente autonomo, senza bisogno di alcun intervento umano. Apparentemente, a Forbes se la bevono un po' troppo facilmente perché nell'annuncio originale, Anthropic dice questo.
Cito. "Classificiamo ogni bug che individuiamo. Quindi inoltriamo quelli con il livello di gravità più elevato, a valutatori professionisti, affinché li verificino prima di segnalarli al responsabile del progetto."
Quindi, come sempre, siamo di fronte a uno strumento che confronta del codice con degli esempi di cosa possa essere una vulnerabilità e produce un report.
Si chiama analizzatore statico e ne esistono da decenni...
La fallacia del “modello linguistico” sarebbe rimasta confinata nel mondo della matematica astratta se le multinazionali della Silicon Valley non avessero un bisogno disperato di ripagare, almeno in parte, gli enormi investimenti fatti al buio nell’intelligenza artificiale. Il mercato non ripaga: le grasse commesse pubbliche, meglio se militari, sì. Con esiti fatali, come dimostra il bombardamento della scuola Minab, in Iran, a fine febbraio
“È la generazione, attraverso modelli, di un reale privo di origine o di realtà: un iper reale. Il territorio non precede più la mappa, né le sopravvive. È tuttavia la mappa che precede il territorio -la precessione dei simulacri- a generare il territorio”, Jean Baudrillard, “Simulacres et Simulation”, 1981.
[...]
Dopo lo sversamento all’esterno dei laboratori di ricerca dei modelli linguistici seguito al lancio di ChatGPT, informatica e politica sembrano preda di un pensiero molto simile a quello dei cartografi del racconto di Borges. La sana fiducia nell’utilità di modelli matematici per predire il comportamento del mondo fisico si è tramutata in fede cieca e assoluta. Secondo le imprese della Silicon Valley (e i loro protettori alla Casa Bianca) dovremmo prendere questi modelli a nostra “mappa del mondo”, per orientarci nel prendere decisioni importanti, soprattutto in emergenza.
A quanto pare, Google Chrome sta operando all'insaputa degli utenti: come ha scoperto l'esperto Alexander Hanff, il browser scarica automaticamente un modello di intelligenza artificiale da circa 4 GByte sui dispositivi degli utenti, senza richiedere un consenso esplicito. Hanffha individuato nel browser il file denominato weights.bin e associato al modello Gemini Nano, che viene installato nella cartella OptGuideOnDeviceModel e si reinstalla anche dopo la rimozione manuale. Secondo l'analisi tecnica, Chrome «non chiede, non mostra nulla, non lo rende visibile» e la reinstallazione automatica avviene «ogni volta che Chrome viene riavviato».
Il modello Gemini Nano è utilizzato da Chrome per funzioni AI locali come scrittura assistita, rilevamento di truffe e strumenti linguistici. L'elaborazione sul dispositivo riduce la dipendenza dal cloud, ma richiede una quantità significativa di spazio su disco e banda. Hanff osserva che un file di queste dimensioni può creare problemi concreti per chi utilizza SSD di capacità ridotta o connessioni con limiti di traffico. La ricostruzione evidenzia anche un possibile impatto legale. Hanff sostiene che l'installazione automatica potrebbe violare norme europee come l'articolo 5(3) della direttiva ePrivacy, che richiede un consenso «previo, libero, specifico, informato e inequivocabile» per la memorizzazione di dati sui dispositivi degli utenti. Il ricercatore afferma che Chrome «non soddisfa nessuno di questi criteri».
Oltre agli aspetti di privacy, l'analisi include una stima dell'impatto ambientale. Hanff calcola che la distribuzione del modello su larga scala possa generare tra 6.000 e 60.000 tonnellate di CO2 equivalente, considerando solo il trasferimento dei dati. La stima non include eventuali aggiornamenti futuri o reinstallazioni ripetute. Ulteriori verifiche mostrano che la presenza del modello può essere rilevata solo esplorando manualmente le cartelle del profilo utente o monitorando l'occupazione del disco. In alcuni casi, utenti hanno segnalato la presenza di più versioni del modello, con un consumo complessivo di oltre 12 GB.
Piu' di 560 dipendenti di Google hanno firmato una lettera aperta per l'amministratore delegato Sundar Pichai esortandolo a rifiutarsi di consentire al governo americano di utilizzare la propria tecnologia di intelligenza artificiale per operazioni militari classificate.
'Vogliamo che l'IA vada a beneficio dell'umanita', anziche' essere impiegata in modi disumani o estremamente dannosi. Cio' include le armi autonome letali e la sorveglianza di massa, ma si estende oltre', hanno scritto. 'L'unico modo per garantire che Google non sia associata con questo, consiste nel rifiutare qualsiasi carico di lavoro classificato', mette in evidenza la missiva.
Fonte Ansa
La protesta segue una controversia legale tra il Pentagono e Anthropic PBC sull’uso dell’IA per applicazioni militari. Il Pentagono sta cercando di escludere Anthropic e il suo strumento di IA Claude dalle catene di approvvigionamento della difesa statunitense ed è alla ricerca di nuovi partner tra i giganti tecnologici dell’IA, tra cui ovviamente Google.
I dipendenti di Google avevano già lanciato l’allarme sui rischi della guerra basata sull’IA nel 2018 e avevano costretto l’azienda a limitare il suo lavoro nel settore della difesa.
Dipendenti Google e OpenAI firmano documento per limitare l'AI militare qui
"Intelligente? Artificiale? Un approccio critico alle Linee Guida del MIM" è il titolo dei corsi di formazione che si terranno martedì 5 maggio a Catania e lunedì 18 maggio 2026 a Napoli.
Proseguono i corsi di formazione con approccio critico all'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle scuole secondo le linne guida del MIM. I prossimi appuntamenti saranno al sud: Catania e Napoli.
In entrambi gli appuntamenti avrà luogo un laboratorio di "Pedagogia hacker. Strumenti e rimedi contro l'alienazione digitale a scuola" a cura di Stefano Borroni Barale.
Scopo di questo gruppo di lavoro sarà dotarsi di alcuni semplici strumenti per contrastare l'alienazione di docenti e studenti rispetto al monopolio Big Tech del digitale a scuola. Con questi saremo in grado di costruire insieme un gruppo di lavoro, studio e auto-aiuto per proseguire azione e formazione sul territorio, in collegamento con la campagna "IA Basta!", dopo la giornata di formazione
A Napoli il corso sarà impreziosito dalla presenza di Richard Stallman - Fondatore Free Software Foundation e leader del progetto GNU Perché le scuole dovrebbero usare esclusivamente software libero ed evitare la “pretend intelligence”
I corsi sono gratuiti. I docenti, dirigenti e personale ATA potranno beneficiare dell'esonero dal servizio.
Nel digitale tutto è scrittura – i siti web, i social media, le immagini e i video, ogni azione, come mettere un like o comprare qualcosa – tutto è fatto di scrittura, nelle sue fondamenta di codice informatico, ma la maggior parte di questa scrittura rimane nascosta ai nostri occhi, esclusa by design dagli schermi che ci circondano e su cui passa una parte sempre più grande delle nostre vite.
L’«imperativo funzionale» di cui parla Marcello Vitali-Rosati in Éloge du bug. Être libre à l’époque du numérique (Zone, 2024) è incorporato nei dispositivi e nei servizi che ci circondano e ci dice, anzi, ci impone di non preoccuparci di come funzionano, di come sono stati costruiti e di quale influenza hanno su di noi e sui nostri comportamenti, anzi: applicazioni, telefoni e piattaforme devono essere il più semplici e intuitivi possibile, funzionare senza intoppi, in modo da renderci produttivi ogni istante che passiamo a usarli e a esserne usati.
Ogni volta che agiamo all’interno di un social media commerciale, che facciamo una ricerca su Google, che usiamo un chatbot basato su un modello linguistico noi stiamo di fatto lavorando anche se ci stiamo svagando, siamo produttivi e contribuiamo alla creazione di valore per il pugno di aziende che ha costruito un oligopolio a cui è quasi impossibile sottrarsi.
Argomenti dell'articolo
“La guerra è il dominio dell’incertezza: tre quarti delle cose su cui si basa l’azione bellica giacciono nella nebbia di un’incertezza più o meno grande”. A due secoli di distanza dal trattato di strategia militare Della guerra di Von Clausewitz, potremmo dire che, oggi, uno dei principali obiettivi dell’impiego dei sistemi d’intelligenza artificiale in ambito bellico è proprio quello di dissipare quanto più possibile la celeberrima “nebbia della guerra” teorizzata nell’Ottocento dal generale prussiano.
Navigare e pattugliare territori estesi attraverso droni a guida autonoma, riconoscere e classificare rapidamente gli obiettivi che compaiono in video e immagini, ottenere un’analisi predittiva delle minacce, stimare i potenziali danni collaterali, rilevare anomalie. Tutti gli impieghi militari dell’intelligenza artificiale hanno principalmente due scopi: ridurre l’incertezza – raccogliendo, filtrando e interpretando enormi quantità di dati provenienti da sensori, satelliti, droni e sistemi di intelligence – e aumentare la velocità decisionale, valutando le opzioni operative in tempi ridotti, stimando rischi e conseguenze, coordinando le unità e reagendo quasi in tempo reale agli sviluppi del conflitto.
Il paradosso è che questi algoritmi predittivi – che aggregano migliaia di dati di intelligence raccolti da centinaia di fonti diverse – in molti casi rischiano di infittire, invece che diradare, la nebbia della guerra, perché producono una tale quantità di informazioni da rendere la loro interpretazione e gestione particolarmente complessa. Ed è qui che entrano in gioco i modelli linguistici di OpenAI, Anthropic, xAI e, in Europa, Mistral, il cui compito è aiutare a dissipare la coltre di nebbia provocata dall’enorme mole di dati prodotti dai sistemi predittivi.