Puntata di Entropia Massima dedicata ai data center. Mentre l'intelligenza artificiale alimenta una corsa senza precedenti alla costruzione di nuovi data center, in Italia e nel mondo crescono le mobilitazioni dei cittadini contro il loro impatto ambientale e sociale. Dalla Finlandia al Regno Unito, fino alle recenti manifestazioni in Lombardia, raccontiamo le proteste, le rivendicazioni dei comitati e le dimensioni impressionanti del fenomeno.
I numeri parlano chiaro: in Italia le richieste di connessione elettrica per i data center hanno superato i 100 gigawatt, mentre nel Regno Unito 315 progetti attendono di collegarsi alla rete, per una potenza richiesta di 73 gigawatt, ben superiore al picco di domanda elettrica dell'intero paese. Richieste, non consumi effettivi, ma sufficienti a mostrare la portata della trasformazione in corso.
Ne abbiamo discusso con Sergio Manera, fisico e membro del comitato di Certosa di Pavia, che ci ha aiutato a comprendere, dati alla mano, le conseguenze di questa espansione: consumi energetici e idrici, cementificazione, emissioni, ricadute economiche, ma anche le richieste dei comitati per una regolamentazione più rigorosa.
Infine, una riflessione sul futuro del digitale: chi decide quanti data center servono, per quali scopi e a beneficio di chi? È possibile immaginare infrastrutture digitali pubbliche, sostenibili e democraticamente governate, oppure dobbiamo lasciare che siano le Big Tech a decidere come utilizzare le risorse del pianeta?
Giorgio Pirina esamina la diffusione dei data centre in Italia, territorialmente concentrata nell'area periurbana milanese. Dopo aver riferito dei "Critical Data Center Studies" e illustrato i rischi che sorgono per suolo, energia, acqua e qualità dell'aria, Pirina ricostruisce l'evoluzione della normativa nel 2026 sostenendo che essa risponde soprattutto alla richiesta di tempi certi da parte degli operatori e non a quelle dei comitati territoriali, che invece svolgono un lavoro di cura del territorio che l'etichetta Nimby non coglie.
Molto interessante è anche l'episodio del 13 ottobre di Piede Sinistro che torna a parlare di saccheggio e resistenza nei territori insieme alla giornalista Rita Cantalino, per fare il punto su ciò che si è messo in moto nelle ultime settimane. Ascolta l'edipisodio "La battaglia ai data center è ovunque"
A Milano, il 10 ottobre, un migliaio di persone e oltre trenta comitati da tutta Italia in piazza per chiedere una moratoria sui nuovi impianti e un piano nazionale. Dal consumo di suolo all’energia, fino agli interessi delle multinazionali: le proteste locali diventano una mobilitazione contro l’espansione incontrollata delle infrastrutture dell’Ia. «La situazione è caotica, priva di ogni programmazione»
Da Radio Ondarossa, ascolta l'intervento di un professore universitario durante la manifestazione di Milano
Da Radio Ondarossa, ascolta l'intervento di comitato durante la manifestazione di Milano
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Un articolo di AvANa nel sito di Dinamopress spiega la situazione generale
Nella puntata del 28 settembre si è parlato degli impatti ambientali e sociali dei data center, e delle mobilitazioni che si stanno formando attorno al tema. In collegamento con
Prossimi appuntamenti: 3 Ottobre a Rho (MI); 10 Ottobre a Milano in Piazza della Scala
Oggi sit-in a Roma e Firenze contro le sanzioni di Washington che hanno soffocato il collettivo
Presidio a Firenze, di fronte al Consolato USA venerdì 25 settembre - ore 17.30
Presidio a Roma, Piazza santi Apostoli, a due passi dalla sede di rappresentanza della Commissione Europea
La chiusura del collettivo Autistici/Inventati dopo le sanzioni statunitensi non ha segnato la fine della battaglia a loro difesa. Oggi pomeriggio si scenderà in piazza a Roma e Firenze contro i provvedimenti di Washington che hanno soffocato a distanza il collettivo. Dopo la «designazione speciale come terroristi globali» e l’emanazione dei provvedimenti, Autistici/Inventati si è trovato privo di risorse materiali – con le donazioni congelate da Banca Etica per timore di sanzioni secondarie – e soprattutto senza copertura politica. Dal governo non è arrivato infatti alcun sostegno a un’associazione italiana colpita da uno stato estero senza che su di essa pesasse alcuna denuncia penale. Persino per la Sumud Flotilla il governo sovranista non aveva potuto girarsi dall’altra parte, e aveva dovuto almeno promettere una tutela marittima (poi mai arrivata). Stavolta neanche quello.
Leggi l'articolo di Andrea Capocci sul sito de "Il Manifesto"
La vicenda che ha visto protagonisti, loro malgrado, Autistici/Inventati e Banca Etica, offre alcuni spunti interessanti per “registrare” la bussola con la quale poter affrontare il mare aperto, o il mondo del nostro tempo.
Leggi anche il commento di Luca Casarini "Ci vuole un’alleanza tra democratici e ribelli"
In Lombardia, nella giornata di sabato 12 settembre, sono hanno avuto luogo una serie di presidi diffusi in diverse località delle Province interessate dagli interventi di speculazione e costruzione dei poli energivori per lo stoccaggio dei dati.
E’ il primo appuntamento della neonata Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center che ha lanciato la mobilitazione con banchetti informativi; il prossimo sabato 26 settembre, poi, alla Sala Convegni dell’Arci di Milano in Via Bellezza 16 un Convegno regionale di approfondimento e sabato 10 ottobre una manifestazione regionale, sempre a Milano.
Intanto a Rozzano (Milano), la mobilitazione cittadina ha permesso lo stop momentaneo alla costruzione del maxi impianto, che dovrà ripetere la valutazione di impatto ambientale prima della possibile costruzione di uno dei data center realizzati con i fondi del Pnrr. Ne parla, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Enrico Duranti, della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center.
Ne parla, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Enrico Duranti, della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center Ascolta la registrazione nel sito di Radio Onda d'Urto
In Italia sono attivi 262 impianti e altri 83 sono nei piani di governo e privati. Intanto dalla Lombardia agli Stati Uniti, passando per diversi paesi europei, aumentano le mobilitazioni contro il consumo di suolo, acqua ed energia.
In che stato è la corsa agli hyperscale, i colossali data center presentati come presupposto indispensabile per lo sviluppo tecnologico? Qual è l’impatto socio-ambientale di questi piani, sostenuti da Stati e Big Tech, e come risponde la cittadinanza? Facciamo una breve panoramica, cominciando dall’Italia. In Italia i data center ad oggi sono 262, concentrati principalmente nella provincia di Milano (99) e di Roma (28). Nel 2024 hanno consumato 5,8 TWh, pari a circa il 2 per cento dei consumi elettrici nazionali. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, negli ultimi tre anni sono stati investiti nel settore oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe triplicare. Sempre secondo l’Osservatorio, entro il 2035 potrebbero arrivare a consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12 per cento del totale nazionale.
Le intenzioni di governo e attori privati sono di costruirne altri 83. A questo proposito il MIM ha pubblicato “Una strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali in data center”, mentre il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le indicazioni operative, in cui vengono definiti iter burocratici semplificati e messa in funzione agevolata attraverso strumenti temporanei. Secondo Legambiente le indicazioni operative mostrano l’intento del governo di accelerare l’approvazione e la costruzione di data center sul territorio italiano per farne l’Hub del Mediterraneo, a discapito dei controlli sull’impatto socio-ambientale.
A maggio, la regione Lombardia è stata la prima in Italia ad approvare una legge dedicata a queste infrastrutture, nonostante le proteste di Legambiente, Cgil e diversi rappresentanti istituzionali e della società civile.
Nel frattempo sono aumentate le proteste. Il caso più discusso è Apto Campus a Lacchiarella, dentro il Parco Agricolo Sud Milano. Il progetto complessivo riguarda un’area di 700mila metri quadrati, di cui 228mila destinati al sito vero e proprio. È ancora in fase di valutazione ed è stato il bersaglio delle proteste di luglio. Lacchiarella però non è l’unico progetto di nuovo data center contestato: in molti altri comuni della Lombardia e del Piemonte sono scattate proteste e manifestazioni di cittadini e Amministratori pubblici.
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Ad Amazon è bastata una norma urbanistica di decenni fa per costruire a Gilroy, in California, un data center da 2 miliardi di dollari senza un voto in consiglio comunale né un'audizione pubblica. I residenti se ne sono accorti a cantiere già avviato.
Il complesso, situato tra un Walmart Supercenter e i Gilroy Premium Outlets a circa 50 chilometri da San Jose, comprende due edifici da oltre 20 mila metri quadrati ciascuno, grosso modo quanto tre campi da calcio. AWS aveva acquistato il terreno nel 2020, avviando poi una lunga interlocuzione con l'amministrazione locale culminata nell'approvazione del 2023 e nell'inizio dei lavori veri e propri a fine 2025, con apertura operativa prevista entro la fine del 2026.
Tra le preoccupazioni sollevate dai residenti spiccano i consumi idrici per il raffreddamento dei server, in una regione già alle prese con periodi di siccità, e il fabbisogno energetico della struttura. Amazon ha promesso di alimentare il sito con energia rinnovabile al 100%, in trattativa con Silicon Valley Clean Energy, oltre a sistemi di accumulo a batteria e generatori di emergenza in loco; è previsto anche il passaggio futuro all'uso di acqua riciclata.
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Si chiama “Digital Vault Sulcis” e vale 1,49 miliardi di euro. È il nuovo progetto per la costruzione di un data center in Sardegna, che verrebbe realizzato dalla società svizzera Energy Vault. L’azienda ha chiesto al governo il riconoscimento di interesse strategico nazionale per l’opera, arrivato ieri, 4 agosto, dal Consiglio dei Ministri. L’infrastruttura sorgerebbe nell’ex miniera di carbone di Monte Sinni, a Nuraxi Figus, e promette di riqualificare l’area e il personale. Una volta a pieno regime, dovrebbe dedicare 100 MW all’intelligenza artificiale e alle tecnologie cloud e di calcolo ad alte prestazioni. L’opera arriva in un territorio già interessato da numerosi interventi giudicati strategici dal governo italiano, contro i quali si è sollevata un’ampia fetta della popolazione sarda. Insieme a questo progetto, il governo ha riconosciuto l’interesse strategico nazionale anche a un data center che verrebbe costruito nel milanese e prevedrebbe un investimento di 5,3 miliardi di euro.
Leggi l'articolo per avere una visione d'insieme della situazione delle proteste e dei piani di costruzione di nuovi datacenter in tutto il mondo
A che punto è la corsa agli hyperscale, i colossali datacenter presentati come presupposto indispensabile per lo sviluppo tecnologico? Qual è l'impatto socio-ambientale di questi piani, sostenuti da Stati e Big Tech, e come risponde la cittadinanza?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli, interviste e statistiche.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nel 2024 hanno consumato 5,8 TWh, pari a circa il 2% dei consumi elettrici nazionali. Secondo l’Osservatorio "Data Center del Politecnico di Milano", negli ultimi tre anni sono stati investiti nel settore oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe triplicare. Sempre secondo l'Osservatorio, entro il 2035 potrebbero arrivare a consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12% del totale nazionale.
Nelle intenzioni di governo e attori privati se ne vogliano costruire altri 83.