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Web3, blockchain, NFTs, metaverso

Speculum! dedica un numero intero a una raccolta di letture, un syllabus, per dirlo all’americana, sul tema del Web3.

Cos’è il Web3? Una nuova visione per il futuro, per alcuni orrendamente distopica, per altri illuminata e fedele all’origine di Internet. Si basa sulle tecnologie blockchain, sugli arci-noti NFTs e sulle idee di decentralizzazione e privacy.

"Questo per tracciare le prime coordinate. Con questa raccolta, cerchiamo di disegnare i contorni del dibattito che circonda questa materia socio-tecnologica mutante. Non pretendiamo di fornire un’immagine completa nè definitiva di quanto sta accadendo. Il mondo del Web3 è tremendamente veloce e il pensiero e l’elaborazione critica non possono mai dirsi complete o definitive. Eppure, è quantomai importante allargare i confini del dibattito oltre gli specialisti e i tecnici. Occorre mobilitare l’intelligenza collettiva per non fare scivolare l’evoluzione del Web3 verso un noioso e cinico Internet iper-capitalista."

Leggi l'elenco degli articoli raccolti da Speculum

C'era stata la Grande Peste di Internet, poi c'era stata anche la Seconda Grande Peste di Internet, il gruppo di amici e amiche che avevamo conosciuto con Internet, Mon Amour, si era di nuovo riunito in una casa in una valle alpina, ai confini delle mappe. Alcune di loro non c'erano più, altri più giovani e altre più anziane erano arrivate. Questa è una delle storie che si raccontarono in quei giorni davanti al fuoco. È una storia che parla di criptomonete, blockchain e NFT.

Era meglio se continuavo a fare i disegnetti

Bartolo, quarant'anni suonati, gli ultimi 15 trascorsi notte e giorno davanti al computer. La notte crea mentre il giorno è ostaggio del lavoro salariato come grafico presso un ente statale che gli garantisce un tetto sulla testa e il frigorifero pieno.

Leggi tutta la storia di Agnese Trocchi, autrice di Internet Mon Amour, sul sito di C.I.R.C.E.

Intervista. Parla Sanneke Kloppenburg, autrice di un saggio su climate governance e criptovalute. L’illusione di rivoluzionare la lotta alla CO2 con codici informatici

Di recente Sanneke Kloppenburg è stata co-autrice di un articolo estremamente informativo in cui lei e i suoi due colleghi conducono un’indagine di quella che soprannominano «cryptogovernance climatica». Hanno analizzato i documenti di svariate organizzazioni internazionali che si occupano di governance climatica e hanno scovato un gran numero di tesi che potrei definire soltanto “tecno-risolutive” riguardo all’immenso potenziale trasformativo del blockchain. Eppure, leggendo l’articolo, ho avuto l’impressione che somigliassero a quelle «soluzioni non trasformative» – frase che prendo in prestito dal loro ottimo saggio – che circolano nel dibattito sulle politiche internazionali.

Come era prevedibile, emerge che gran parte di questo genere di discorso sulla cryptogovernance non è che l’ennesimo modo di legittimare gli approcci esistenti, fondati su una combinazione di tecnocrazia e di fiducia nel funzionamento delle soluzioni incentrate sul mercato. Come viene chiarito dall’articolo, le tecnologie blockchain rafforzano inoltre molte delle tendenze esistenti della governance ambientale, fra cui – parola nuova per me – la “misuramentalità”.

Leggi l'intervista di Morozov