Dopo il caso di Auistici / Inventati, la missiva indirizzata al governo italiano e al parlamento europeo affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle designazioni americane emanate «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea»
Un appello alla Commissione europea e al governo italiano affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle sanzioni americane emanate, «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea». Lo scrivono quattordici organizzazioni della società civile italiana, da Mediterranea a Banca etica, da Oxfam all’Arci, passando anche per Acli, Legacoop, Altromercato e Gruppo Abele, insieme alla Federazione europea delle Banche etiche e alternative.
Leggi la lettera aperta alle istituzioni europee e italiane dal sito di Banca Etica.
Nel frattempo è giunta la notizia che "Bancomat e altri player lanciano Enp per interoperabilità pagamenti in Ue per un 'ecosistema più autonomo'. ANSA
Capitalismo artificiale. Muro di silenzio sull’impatto ambientale in Ue. Ma le direttive impongono di rendere pubbliche le informazioni sul consumo di energia.
Conoscere l’impatto ambientale di un data center è praticamente impossibile perché le aziende non rivelano i loro dati. E le istituzioni nazionali ed europee, invece di garantire trasparenza per i cittadini, collaborano con le società a mantenerli all’oscuro. Lo dimostra un’inchiesta realizzata in collaborazione tra il manifesto e la redazione investigativa Lighthouse Reports, che per un anno ha scavato alla ricerca di dati e informazioni sull’impatto dei data center e si è scontrata con un muro di silenzio eretto dai governi e dalla Commissione Europea, fino a culminare in un ricorso legale che potrebbe cambiare questa situazione.
Il lavoro di inchiesta, condotto in partnership con le testate Mediapart (Francia), El Confidencial (Spagna), Solomon (Grecia) e Trouw (Paesi Bassi), mostra anche il tentativo delle grandi aziende di influenzare le decisioni delle istituzioni e l’opinione pubblica sul loro impatto ambientale.
Con la sua solita vena tagliente, Valter Vannini dedica la puntata del 10 set 2026 del suo podcast alle sanzioni USA contro il collettivo Autistici/Inventati.
Chi finanzia Trump (e Vance) ha bisogno di un potere autoritario per portare avanti la propria agenda. L'ordine mondiale basato sulle regole è finito, e non si torna indietro. Sganciarsi dall'Internet statunitense è necessario, e inevitabile.
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Il caso di Francesca Albanese e della Corte Penale Internazionale hanno già portato un certo numero di Paesi europei a concludere che ogni infrastruttura in mano agli Stati Uniti è un rischio. Le migrazioni di intere pubbliche amministrazioni da Windows a Linux, e da Microsoft Office a suite di software libero si stanno moltiplicando senza fare troppo rumore, ma quest'ultima uscita trumpiana dovrebbe fare svegliare proprio tutti.
Perché l'ordine esecutivo di Trump dice tre cose:
Si può leggere la trascrizione del podcast sul sito di DK
Oppure ascoltarlo(consigliato)
A che punto è la corsa agli hyperscale, i colossali datacenter presentati come presupposto indispensabile per lo sviluppo tecnologico? Qual è l'impatto socio-ambientale di questi piani, sostenuti da Stati e Big Tech, e come risponde la cittadinanza?
Naturalmente il sottotesto è che senza questi nuovi data center lo sviluppo dell'AI non sarà possibile e saremo tutte sottomesse alle bigh tech USA o cinesi.
Facciamo una breve panoramica segnalando una serie di recenti articoli, interviste e statistiche.
In Italia i data center sono circa 270, concentrati principalmente nella provincia di Milano (99) e nella provincia di Roma (28). Nel 2024 hanno consumato 5,8 TWh, pari a circa il 2% dei consumi elettrici nazionali. Secondo l’Osservatorio "Data Center del Politecnico di Milano", negli ultimi tre anni sono stati investiti nel settore oltre 7 miliardi. Da qui al 2028 la cifra potrebbe triplicare. Sempre secondo l'Osservatorio, entro il 2035 potrebbero arrivare a consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12% del totale nazionale.
Nelle intenzioni di governo e attori privati se ne vogliano costruire altri 83.
Il Parlamento europeo lascia passare il #ChatControl 1.0 nonostante una maggioranza abbia votato contro (314:276) – consentendo la scansione di massa delle chat private fino al 2028. Le vittime mettono in guardia
Oggi il Parlamento europeo ha approvato la scansione di massa senza sospetto delle comunicazioni private (“Chat Control 1.0”), una misura che aveva respinto due volte a marzo. Sebbene la maggioranza dei deputati europei votanti si fosse effettivamente opposta al regolamento ( 314 contrari, 276 favorevoli, 17 astensioni ), la mozione di rigetto non ha ottenuto la maggioranza assoluta di 361 voti necessaria. Di conseguenza, la scansione di massa è ora nuovamente consentita fino al 2028.
È stata adottata un’esenzione simbolica per le comunicazioni crittografate, sebbene in pratica i fornitori di servizi non le analizzino comunque. Inoltre, sebbene la maggioranza degli eurodeputati votanti volesse limitare l’analisi delle comunicazioni private esclusivamente ai sospettati identificati dalla magistratura ( 322 voti contro 255 ), anche questo emendamento non ha raggiunto la maggioranza assoluta richiesta.
La corte europea conferma la stangata del 2018. E un tribunale svedese ne aggiunge un'altra per danni a Klarna
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La vera mazzata per l’azienda di Mountain View, però, arriva dalla Corte di Giustizia Europea. Nella giornata di ieri, infatti, i giudici hanno respinto l’appello di Google in merito a un provvedimento della Commissione Europea del 2018, che aveva condannato l’azienda per le pratiche anti-concorrenziali sul suo sistema operativo per smartphone Android. Qui le cose si fanno più complicate. Le accuse, infatti, riguardano le condizioni imposte da Google ai produttori di smartphone che utilizzano Android.
Secondo la Commissione Europea l’azienda avrebbe imposto ai produttori una serie di vincoli per garantirsi notevoli vantaggi sugli eventuali concorrenti. Tra questi gli accordi di distribuzione, che imponevano ai produttori di dispositivi mobili di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il browser Chrome sui dispositivi come condizione per poter ottenere la licenza per utilizzare il suo app store ufficiale Play Store.
La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa sapere, per Dpo e Ciso.
Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026, riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc. La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta. L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo.
Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico. La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta giuridica dell’intero impianto.
Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana renda questo presupposto molto più fragile.
A dieci anni dall’entrata in vigore, una semplificazione dei GDPR è più che auspicabile, ma non certamente quella del Digital Omnibus così come si sta svelando, scollegata dall’esperienza degli operatori e sbilanciata in favore degli interessi delle Big Tech
A dieci anni dall’entrata in vigore del GDPR, è bene chiedersi come sia stato applicato, come abbia inciso sui modelli organizzativi, sulle responsabilità dei soggetti coinvolti, che passi avanti abbia consentito di fare in termini di cultura della protezione e valorizzazione del dato personale.
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Esplode lo scandalo su "Pressure Cooker", la gigantesca quantità di dati anche sensibili che Europol, l'agenzia di polizia europea, avrebbe raccolto e conservato illecitamente su milioni di persone per anni
Tre attivissime testate di giornalismo d’inchiesta, Correctiv, Wearesolomon e Computer Weekly, hanno scoperto che l’Europol, l’ente che coordina le polizie del vecchio continente, ha creato e gestito per anni piattaforme segrete piene di dati. Dati che non dovevano essere raccolti. Su milioni di persone. Qualsiasi persona, anche le più lontane dalle inchieste giudiziarie. Dati che non avrebbero dovuto raccogliere, né conservare. Dati che l’Europol ha gestito “illegalmente”, che ha detto e ripetuto di non aver raccolto. Ed ancora non si è capito se della vicenda si possa parlare al passato.
L’inchiesta delle tre testate è stata minuziosa, si è avvalsa della richiesta di poter visionare i pochi documenti ufficiali accessibili, si è basata – molto, moltissimo – sui documenti, le email “riservate” che sono state fatte arrivare alle redazioni. Si è basata sulle “confessioni” di diversi ex dirigenti dell’Europol, che hanno scelto di restare anonimi ma tutte ampiamente verificate.
Con l’approvazione della direttiva “Omnibus I” il 13 novembre, il parlamento europeo ha dato il via libera al primo “pacchetto” di “semplificazioni”, misure che riducono gli standard di tutela ambientale per le imprese che operano nel mercato unico, voluto dalla commissione von der Leyen. Nel linguaggio dell’esecutivo UE, “semplificazione” è un eufemismo che nasconde un indebolimento delle tutele per i cittadini, in particolare in tema di protezione dell’ambiente (pacchetto Omnibus I – appena approvato), di uso dei dati nell’economia digitale e di investimenti nella tecnologia militare (rispettivamente i pacchetti Omnibus IV e V, in via di approvazione).
Questo articolo si concentra sulle norme che riguardano il digitale, cioè l’Omnibus IV e, soprattutto, la proposta di regolamento “Digital Omnibus” pubblicata in versione finale il 19 novembre e che inizia ora l’iter di discussione. Entrambi mirano a “semplificare” le regole sull’uso dei dati personali da parte delle aziende del digitale, in particolare quelle che sviluppano modelli di intelligenza artificiale (IA), con interventi diretti sul testo del Regolamento generale per la protezione dei dati personali (GDPR). Non è un dettaglio irrilevante, come vedremo, che il GDPR abbia trovato estesa applicazione nei confronti dei pochi colossi statunitensi che controllano il mercato digitale europeo.
Leggi l'articolo sul sito de Il Forum Disuguaglianze e Diversità o ForumDD
leggi l'articolo "Digital Omnibus: il nodo della definizione di dato personale" sul sito Altalex