Gestita attraverso un’associazione formalmente riconosciuta e disciplinata da determinate responsabilità giuridiche, A/I non è mai stata accusata di terrorismo dall’Italia e, tantomeno, dall’Europa. Com’è possibile che sia finita nel mirino di Donald Trump? Con un’accusa che la fa sembrare radioattiva anche agli occhi di quei politici e di quelle istituzioni che dovrebbero difenderla?
Per capirlo bisogna navigare all’interno dell’universo dei (potenti) influencer MAGA e delle loro (strette) relazioni con l’amministrazione USA.
Colpire A/I per colpire gli Antifascisti americani
Perché tutto questo interesse nei confronti di Autistici/Inventati? La risposta si può tranquillamente rintracciare in quanto detto a Domani dall’avvocato Shayana Kadidal del Center for Constitutional Rights di New York che sta seguendo il caso del collettivo di attivisti digitali italiani. «Per il governo degli Stati Uniti è impossibile sanzionare una persona o un gruppo statunitense come "Specially Designated Global Terrorist" o come altro tipo di soggetto terroristico», racconta. «Ma esiste un’eccezione per persone o gruppi all’interno degli Stati Uniti che abbiano compiuto transazioni vietate con un gruppo straniero già finito nelle liste. Questo potrebbe essere il piano del governo: usare A/I come il primo tassello di una catena di sanzionamenti o procedimenti penali all’interno degli Stati Uniti». La base giuridica è l’Executive Order 13224, attuato dalle Global Terrorism Sanctions Regulations: OFAC può colpire anche chi fornisce «supporto finanziario, materiale o tecnologico», beni o servizi a un soggetto già designato. In parallelo, le violazioni volontarie delle sanzioni possono diventare reati ai sensi dell’IEEPA, 50 U.S.C. § 1705. Per questo la designazione di A/I può creare un presupposto per colpire anche soggetti negli Stati Uniti che continuino a sostenerla.
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Washington inserisce il collettivo italiano nella lista dei terroristi globali insieme a Palestine Action e Masar Badil. Non viene criminalizzato soltanto chi protesta: diventano bersaglio anche gli strumenti digitali che permettono ai movimenti di comunicare fuori dal controllo delle grandi piattaforme.
Il governo degli Stati Uniti ha deciso che Autistici/Inventati è un’organizzazione terroristica globale. Non è una provocazione, né l’iperbole di qualche giornale: il 26 agosto il Dipartimento di Stato e il Dipartimento del Tesoro hanno inserito il collettivo italiano nella lista degli Specially Designated Global Terrorists, applicando l’Executive Order 13224, lo strumento costruito all’indomani dell’11 settembre per colpire economicamente organizzazioni e soggetti accusati di terrorismo.
Per Washington, Autistici/Inventati sarebbe parte dell’infrastruttura internazionale del cosiddetto “terrorismo di estrema sinistra”. Il Tesoro americano sostiene che i suoi servizi digitali – posta elettronica cifrata, hosting, chat, videoconferenze, blog e altri strumenti per la comunicazione protetta – siano stati messi a disposizione di organizzazioni e gruppi considerati estremisti o terroristici. Il Dipartimento di Stato arriva a descrivere A/I come un nodo tecnologico utilizzato da reti antifasciste, anarchiche e marxiste per comunicare, organizzarsi e diffondere materiali.
Il salto di qualità è evidente. Non si colpisce soltanto chi viene accusato di avere commesso un determinato atto. Si colpisce chi mette a disposizione l’infrastruttura attraverso cui soggetti politici comunicano.
Qui il comunicato di risposta del collettivo, qui la notizia
Piu' di 560 dipendenti di Google hanno firmato una lettera aperta per l'amministratore delegato Sundar Pichai esortandolo a rifiutarsi di consentire al governo americano di utilizzare la propria tecnologia di intelligenza artificiale per operazioni militari classificate.
'Vogliamo che l'IA vada a beneficio dell'umanita', anziche' essere impiegata in modi disumani o estremamente dannosi. Cio' include le armi autonome letali e la sorveglianza di massa, ma si estende oltre', hanno scritto. 'L'unico modo per garantire che Google non sia associata con questo, consiste nel rifiutare qualsiasi carico di lavoro classificato', mette in evidenza la missiva.
Fonte Ansa
La protesta segue una controversia legale tra il Pentagono e Anthropic PBC sull’uso dell’IA per applicazioni militari. Il Pentagono sta cercando di escludere Anthropic e il suo strumento di IA Claude dalle catene di approvvigionamento della difesa statunitense ed è alla ricerca di nuovi partner tra i giganti tecnologici dell’IA, tra cui ovviamente Google.
I dipendenti di Google avevano già lanciato l’allarme sui rischi della guerra basata sull’IA nel 2018 e avevano costretto l’azienda a limitare il suo lavoro nel settore della difesa.
Dipendenti Google e OpenAI firmano documento per limitare l'AI militare qui
La polizia trumpiana d’assalto anti immigrazione, l’Ice, ora si avvale di una piattaforma sviluppata da Palantir che mappa casa per casa le zone urbane incrociando dati sanitari, di viaggi e dei cellulari degli abitanti. Si chiama Elite ed è l’ultimo esperimento di sorveglianza autoritaria di massa.
Nell’aprile 2025 diviene pubblica la notizia di un contratto con Palantir di 30 milioni di dollari, avente per fine la costruzione di Immigration OS, sistema operativo atto a potenziare la sorveglianza e gestione dei casi in carico all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), forza di polizia afferente al Department of Homeland Security (DHS). Da quel che si sa pubblicamente scopo primario del sistema in sviluppo è snellire e accelerare l’identificazione, il tracciamento e la deportazione di specifici gruppi di immigrati, con un’attenzione particolare alle persone entrate legalmente ma non fuoriuscite alla scadenza del visto. Tuttavia alcune soffiate dall’interno dell’ICE ottenute da 404 Media (un sito di informazione indipendente statunitense) dimostrano che in realtà già in quella data Palantir stava sviluppando strumenti di supporto per le deportazioni di massa.
L’implementazione e l’uso di ELITE per le azioni di espulsione solleva una quantità di problemi di natura etica, giuridica e sociale. Viene violato il principio della finalità dei dati. Informazioni raccolte per garantire servizi essenziali vengono riutilizzate per la persecuzione e l’espulsione delle persone. Non a caso la pratica è osteggiata, anche con azioni legali, dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), che sottolinea come le comunità vulnerabili vengono allontanate dall’accedere a servizi anche vitali per paura di diventare prima o poi bersaglio di rappresaglie dello Stato.
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