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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Gli oltre 300mila lavoratori del comparto sono spesso definiti gli operai del nuovo millennio, ma senza rappresentanti sindacali, né un contratto nazionale di riferimento: sono infatti inquadrati come metalmeccanici, addetti alle telecomunicazioni o al commercio. Questo, sommato alla frammentazione del settore, rende di fatto complicato organizzarsi in azienda e anche solo pensare a uno sciopero. «Il problema di fondo, in realtà, è che molti di noi si sentono già privilegiati per avere un lavoro e uno stipendio, così accettano di sottomettersi alla violazione dei propri diritti e a pratiche illegali, come il body rental», spiegano da TWC - Italia.

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Organizzato da TECH WORKERS COALITION ITALIA il 25 dicembre

Il Cyberpunk, genere artistico nato ad inizio anni ‘80, ha influenzato pesantemente, nel bene e nel male, consciamente o inconsciamente, il modo in cui ci rapportiamo alla tecnologia e ai suoi impatti sociali. Una critica al neo-liberismo che in quegli anni iniziava ad affermarsi come ideologia dominante nell’Occidente ma anche un tentativo di esorcizzare la paura della perdità di centralità del mondo anglosassone in favore delle nascenti potenze asiatiche, il Cyberpunk incorpora una critica al libero mercato e all’autoritarismo in cui la tecnologia è sia strumento di oppressione da parte di corporation e regimi autoritari che di liberazione. La tecnologia come fonte di potere da padroneggiare che permette agli eroi-hacker di sovvertire le relazioni sociali di potere tramite una maggiore conoscenza dei sistemi digitali su cui i sistemi oppressivi sono costruiti.

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Inizia la prima campagna di Tech Workers Coalition Italia.

Il problema è chiaro: l’IT italiano è stato costruito sullo sfruttamento, sull’illegalità, sulla violazione dei diritti e questa situazione non è più sostenibile. Il cambiamento non può che venire dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore tecnologico: non dalla politica che ci ignora, non da una classe imprenditoriale nazionale incapace di superare le sue logiche feudali e sicuramente non dalle grandi aziende straniere che vedono l’Italia come una miniera da cui estrarre manodopera usa e getta a basso costo.

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