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Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Il 15 ottobre un consorzio di giornalisti di diciotto paesi, guidato dalla testata investigativa olandese Follow the Money, ha pubblicato il primo resoconto di quanto l'Europa paga a Palantir: almeno 1,4 miliardi di euro. L'azienda americana ha uffici in quattordici paesi del continente e contratti con ministeri, forze armate e polizie nazionali in almeno undici. Il conto è stato ricostruito dall'esterno, documento per documento, perché Palantir non dichiara chi siano i suoi clienti europei né cosa comprino.

La cifra è parziale e lo dicono gli stessi autori dell’inchiesta. Paesi Bassi e Svezia non hanno risposto alle domande dei giornalisti, e altrove una parte dei contratti è classificata. Per sapere quanto software militare e di polizia un continente abbia comprato da una singola società straniera è servito un anno di lavoro a diciotto redazioni, richieste di accesso agli atti comprese, e la somma che ne esce resta il minimo che si sia scoperto, non un totale. La piattaforma The Nerve, partner britannica del progetto, ha pubblicato la stessa inchiesta a Londra. Il Regno Unito da solo vale 992 milioni di sterline dal 2014 per la società di Alex Karp e Peter Thiel, fra soldi spesi e impegnati, cioè quattro quinti dell'intero conto europeo.

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La puntata di Presa Diretta del 25 ottobre ha affrontato vari temi legati al modo in cui le tecnologie digitali delle grandi aziende USA condizionano la vita di milioni di cittadini e democrazie nel mondo.

Dagli Stati Uniti all'Europa, la sorveglianza con Intelligenza Artificiale avanza in nome della sicurezza. L'uso di Palantir da parte dell'ICE americano, le proteste a Berlino contro il suo arrivo in uso alla polizia tedesca e le telecamere di Genova, passate da 300 a 3.000 in otto anni, usate da una multinazionale per addestrare un'AI senza una valutazione d'impatto. Guarda il servizio

Palantir, il potere invisibile: dai conflitti ai contratti italiani
Palantir è già anche nelle istituzioni italiane: contratti con la Difesa dal 2015 e un "Programma Palantir" da 3 milioni nel 2023, i cui dettagli restano segreti. Guarda il servizio

Palantir, dati sanitari sotto sorveglianza
Dal Covid in poi Palantir è entrata nel sistema sanitario inglese: il primo contratto da una sterlina nel 2020, e poi altri da centinaia di milioni. Tra proteste e dibattito a Westminster crescono i timori sui dati dei pazienti, sulla dipendenza da un unico fornitore e sui possibili usi non sanitari. Guarda il servizio

Il voto artificiale: la propaganda politica sui social
Attorno alla figura del generale Vannacci - su TikTok - proliferano video, post, contenuti provocatori ed estremisti.
L'inchiesta di PresaDiretta con AI Forensics e Trollrensics, ha rivelato l'impiego di circa 8.000 bot in Benin e Nigeria per gonfiare artificialmente su TikTok la diffusione dei video di Roberto Vannacci. Guarda il servizio

Il "manifesto di Palantir" si aggiunge alla lunga tradizione di fanfaronate di arricchiti che si credono pensatori. E la cosiddetta "intervista" a Claude di Walter Veltroni a quella dei cantori...

"Avrete letto e straletto del cosiddetto "manifesto di Palantir", quella ventina di punti su Twitter che riassumono il libro di Alex Karp, CEO di Palantir. E avrete letto e straletto della cosiddetta "intervista a Claude" fatta nientemeno che da Walter Veltroni sul Corriere.

Voglio parlare non dell'una o dell'altra cosa, perché sono chiaramente due stupidate, ma di quello che rappresentano, che invece secondo me è interessante."

Ascolta il podcast di Walter Vannini

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La puntata 131 del podcast di Simone Pieranni parte dalle proteste dei dipendenti di Palantir contro il coinvolgimento dell'azienda nella brutalità dell'ICE e nella guerra in Iran e arriva a raccontarci perché, e come, la Silicon Valley vuole dominare il mondo.

Ma è nella seconda parte che il podcast è più interessante.

  1. l'ascesa della tecnologia patriottica
    Stiamo assistendo alla progressiva e inesorabile fuzione tra i confini civili e quelli militari. Le aziende commerciali di AI non si limitano più a formire servizi alle aziende o ai consumatori. Sono ormai organicamente incorporate negli ecosistemi di sicurezza nazionale e di difesa.
  2. il boom del cosiddetto Dual Use.
    la tecnologia civile applicata scopi bellici. La spesa militare globale intanto ha raggiunto livelli che non si vedevano dai primi anni della guerra fredda e l'Ukraina ha funzionato come un enorme laboratorio di guerra per le AI.
  3. la ricerca di un'intelligenza artificiale sovrana.
    Fino a pochi anni fa dipendere dai software americani era considerato normale, quasi inevitabile. Oggi è percepito come una minaccia esistenziale alla sicurezza nazionale. I governi del resto del mondo hanno capito che chi controlla l'infrastruttura tecnologica ha il potere di spegnere un intero paese.
  4. il rischio di una gigantesca bolla finanziaria
    Per mantenere questa egemonia sempre più sfuggente le grandi aziende americane stanno bruciando capitali a un ritmo insostenibile. Se la bolla dovesse scoppiare perché le IA non genera i profitti civili sperati, l'intera corsa globale si riconfigurerebbe

Ascolta il podcast

Da domenica 15 fino a mercoledì 18 marzo Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, uno dei primi sostenitori di Facebook e fondatore di Palantir, la società di sorveglianza utilizzata dalle agenzie di difesa e intelligence degli Stati Uniti, è a Roma, ufficialmente per tenere seminari sull’anticristo e altri temi che tengono insieme religione e Intelligenza Artificiale. Gli incontri si svolgono in un luogo segreto e sono rivolti a una platea selezionata.

La reinterpretazione dell’Apocalissi e dell’anticristo da parte di Thiel ci dicono molto su come le élite della Silicon Valley stanno reinterpretando il linguaggio apocalittico per i propri scopi. Quelle che possono sembrare bizzarre teorie messianiche manifestano la visione della storia e del mondo (e della loro potenziale fine) di una delle persone più influenti della Silicon Valley e degli Stati Uniti che pone la tecnologia come motore centrale del cambiamento sociale e ne lega i destini a doppio vincolo con quelli dell’intera umanità.

[...]

Per l’Europa, scriveva in questo approfondimento Anton Shekhovtsov, la sfida è esistenziale: resistere a un modello che trasforma i cittadini in utenti di infrastrutture private e le nazioni in entità frammentate. Difendere lo Stato di diritto oggi significa sottrarre la governance del futuro al solo dominio della tecnica e del grande capitale.

[...]

Le aziende legate a Thiel stanno già facendo accordi coi governi europei, scrive Domani: hanno partnership col ministero della Difesa britannico, con quello tedesco per le armi autonome; Palantir ha un accordo anche con quello degli Interni francese. L’anno scorso ha ottenuto contratti con la NATO nel campo dell’intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda l’Italia, ricostruisce in un altro articolo sempre Domani, i rapporti tra Palantir e le nostre istituzioni sono continuativi e strutturati da oltre 10 anni. Tra contatti con il ministero della Difesa, collaborazioni nel settore sanitario e manifatturiero, Palantir sembra muoversi all’interno di una rete di relazioni che coinvolge istituzioni pubbliche, aziende e ambienti accademici.

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Buona parte di questa puntata è dedicata alla figura di Peter Thiel, personaggio dell'estrema destra tecnoentusiasta, meno noto di Elon Musk, ma forse anche più influente. In particolare va ricordato che - malgrado una retorica di "libertà" dal controllo dei governi - Thiel vende, tramite Palantir, servizi di sorveglianza della popolazione a molti governi, incluso probabilmente quello italiano.

Conclusione di puntata con un aggiornamento che tiene insieme produzione di chip, bolla dell'IA e lo scenario di guerra in Medio oriente, ovvero la scarsità di Elio, un gas fondamentale per la produzione di chip.

Ascolta la puntata sul sito di Radio Ondarossa

Il miliardario dell’apocalisse, Palantir e la nuova strategia della tensione. Dal 15 al 18 marzo 2026, Peter Thiel sarà a Roma.
Non per un convegno accademico, non per una conferenza pubblica, non per un incontro con le istituzioni democratiche del nostro Paese. L’eminenza grigia del trumpismo globale, il miliardario che ha fondato Palantir Technologies — la società di sorveglianza di massa che serve CIA, FBI, eserciti e governi di mezzo mondo — arriverà nella capitale italiana per parlare di “Anticristo” davanti a una ristretta cerchia di “eletti”, in un incontro di cui si conosce l’esistenza ma non il luogo preciso, non i partecipanti, non l’agenda.

[...]

cosa intende Thiel quando parla di Anticristo? Proviamo a spiegarlo in poche parole. L'umanità è esposta una serie di rischi mortali: le armi biologiche e nucleari, il degrado ambientale, l'intelligenza artificiale e i robot killer. Il problema ovviamente per Thiel, visto il mestiere che fa, non è la tecnologia in sé, ma come reagire di fronte ai pericoli. L'Anticristo non è una specie di diavolo incarnato, ma un falso profeta. È una figura che si presenta con ricette di salvezza e benevolenza. Ecco: secondo Thiel l'Anticristo è un futuro governo mondiale pronto a strapparci ogni libertà per mettere sotto controllo i cambiamenti climatici e i pericoli mortali derivanti dalla tecnologia, prometterà di liberarci e darci sicurezza ma per farlo ci opprimerà. Annunciando l'Apocalisse e diffondendo paura, l'Anticristo riuscirà a soggiogarci. Insomma per Thiel l'Anticristo è "qualcuno come Greta Thunberg", come ha avuto modi di dire almeno in un'occasione.

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Il Tribunale commerciale di Zurigo è chiamato a decidere nei prossimi giorni su una causa intentata dal colosso americano contro la rivista Republik - La questione ha avuto un’eco mediatica enorme ed è finita addirittura nelle aule dei Parlamenti di Gran Bretagna e Germania.

Nei prossimi giorni, il Tribunale commerciale di Zurigo sarà chiamato a esprimersi su un’azione «contro-dichiarativa» intentata dall’americana Palantir contro il portale giornalistico-investigativo zurighese Republik. Quest’ultimo, l’8 e il 9 dicembre scorsi aveva pubblicato un’inchiesta in due puntate sulla presenza di Palantir in Svizzera. E aveva rivelato come l’azienda di data intelligence di Denver (Colorado) non fosse mai riuscita, in sette anni, a ottenere contratti con le strutture civili e militari elvetiche, nonostante un pressing continuo e costante ad altissimo livello.

Per anni «lo Stato Maggiore dell’Esercito della Confederazione ha valutato i prodotti» e i software di Palantir e, alla fine, in un rapporto che, di fatto, è l’asse portante dell’inchiesta di Republik, ne ha sconsigliato l’uso per il pericolo concreto ed «elevato» che «i dati fossero trasmessi al Governo degli Stati Uniti». Fortissime preoccupazioni sono state espresse anche «riguardo ai rischi reputazionali associati a Palantir», società sostenuta dall’amministrazione di Washington. Un’azienda tecnologica, scrive ancora Republik, tra le «più controverse al mondo».

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La polizia trumpiana d’assalto anti immigrazione, l’Ice, ora si avvale di una piattaforma sviluppata da Palantir che mappa casa per casa le zone urbane incrociando dati sanitari, di viaggi e dei cellulari degli abitanti. Si chiama Elite ed è l’ultimo esperimento di sorveglianza autoritaria di massa.

Nell’aprile 2025 diviene pubblica la notizia di un contratto con Palantir di 30 milioni di dollari, avente per fine la costruzione di Immigration OS, sistema operativo atto a potenziare la sorveglianza e gestione dei casi in carico all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), forza di polizia afferente al Department of Homeland Security (DHS). Da quel che si sa pubblicamente scopo primario del sistema in sviluppo è snellire e accelerare l’identificazione, il tracciamento e la deportazione di specifici gruppi di immigrati, con un’attenzione particolare alle persone entrate legalmente ma non fuoriuscite alla scadenza del visto. Tuttavia alcune soffiate dall’interno dell’ICE ottenute da 404 Media (un sito di informazione indipendente statunitense) dimostrano che in realtà già in quella data Palantir stava sviluppando strumenti di supporto per le deportazioni di massa.

L’implementazione e l’uso di ELITE per le azioni di espulsione solleva una quantità di problemi di natura etica, giuridica e sociale. Viene violato il principio della finalità dei dati. Informazioni raccolte per garantire servizi essenziali vengono riutilizzate per la persecuzione e l’espulsione delle persone. Non a caso la pratica è osteggiata, anche con azioni legali, dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), che sottolinea come le comunità vulnerabili vengono allontanate dall’accedere a servizi anche vitali per paura di diventare prima o poi bersaglio di rappresaglie dello Stato.

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Venerdì 21 novembre a Roma, in Via della Dogana Vecchia 5, alle ore 17:30, un incontro organizzato da Scuola critica del digitale del CRS e Forum Disuguaglianze e Diversità.

  • ne parlerà Franco Padella
  • ne discutono Stefano Bocconetti, Davide Lamanna, NINA, Michele Mezza, Giacomo Tesio
  • coordina Giulio De Petra

I conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Medio Oriente, sono sempre più guerre digitali, dove le capacità di elaborazione dei dati e l’uso della AI diventano elementi decisivi sul campo di battaglia. Non si combatte più solo con armi fisiche: reti, dati e algoritmi sono ormai il sistema operativo della guerra moderna.

In questo scenario, le Big Tech hanno rafforzato il loro ruolo di fornitori primari dell’apparato industriale-militare degli USA. Ma mentre i riflettori restano accesi sul ristretto gruppo FAMAG (Meta, Apple, Microsoft, Amazon, Google), è un’altra azienda, mediaticamente “minore”, a rappresentare l’esempio più completo e preoccupante della integrazione tra tecnologie digitali e regimi di guerra. Una azienda tanto silenziosa quanto potente: Palantir Technologies.

Poco visibile rispetto alle altre, si è già profondamente integrata con gli apparati di sicurezza e di guerra americani, e si muove nella stessa direzione in tutti i paesi dell’Occidente. A differenza delle altre aziende, Palantir preferisce rimanere in penombra: non vende se stessa al pubblico, non fa pubblicità. Vende potere agli apparati dello Stato. Potere di prevedere, di controllare, di dominare. E facendo questo, in qualche modo, diventa essa stessa Stato.

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