Pillole

Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

L’hackmeeting è l’incontro annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussurriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per hackers, ovvero per chi vuole gestire la propria vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

Tre giorni di seminari, giochi, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo ( qui il programma ), per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti.

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Avvelenare un modello linguistico non richiede accesso ai suoi pesi: basta saturare il web di contenuti calibrati. Il caso Clock Tower X documenta questa strategia e solleva questioni urgenti su trasparenza, regolamentazione e responsabilità epistemica nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.

L’avvelenamento sistematico dei modelli linguistici di grandi dimensioni – LLM poisoning – non è più una minaccia teorica confinata ai laboratori di cybersecurity. È diventato oggetto di un contratto governativo, finanziato con fondi pubblici esteri, progettato per alterare le risposte che milioni di utenti ricevono ogni giorno da sistemi come ChatGPT. Il caso che lo dimostra arriva da un filing ufficiale depositato presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Indice degli argomenti

  • Il contratto da 6 milioni di dollari che vuole riscrivere la “conoscenza” dell’AI
  • Le tre tecniche per avvelenare un modello linguistico
    • Data poisoning: il veleno nel corpus di addestramento
    • RAG poisoning: l’attacco al momento dell’interrogazione
    • Generative Engine Optimization (GEO): la SEO per l’era dell’AI
  • Il paradosso della delega: perché gli agenti AI non sono oracoli
  • Verso un ecosistema informativo resiliente: le contromisure possibili
    • Contromisure tecniche
    • Contromisure istituzionali
    • La sfida culturale: il vero terreno di battaglia
  • Conclusione: la responsabilità epistemica resta umana

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Le aziende stanno ottenendo vaste quantità di dati online attraverso forme illegali di estrazione di informazioni dalla rete per realizzare i loro prodotti di intelligenza artificiale generativa. In questo modo, consentono un’invasione di massa della privacy. I loro prodotti sono illegali proprio per il modo in cui sono progettati.

È quanto ha dichiarato oggi in un nuovo rapporto Amnesty International, mettendo in guardia sull’impatto negativo per l’ambiente e per le comunità storicamente marginalizzate.

“Aziende di ogni parte del mondo stanno rifornendo i loro prodotti di intelligenza artificiale generativa vantandone l’efficienza e la sofisticatezza. In realtà, stanno perpetuando un’invasione di massa della privacy attraverso l’estrazione illegale di dati dalla rete: usano procedimenti automatizzati per estrarre dati dai siti, compresi quelli personali come le immagini e le attività sulle piattaforme social al fine di addestrare i loro modelli di intelligenza artificiale”, ha dichiarato Likhita Banerji, direttrice dell’Algorithmic Accountability Lab di Amnesty International.

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Dietro i consumi dell'IA c'è una corsa da 2.500 miliardi di dollari. Un rapporto Onu ne calcola per la prima volta il prezzo ambientale

Se i data center del mondo fossero considerati uno Stato, già oggi consumerebbero la stessa energia della Francia. Entro il 2030, inquinerebbero quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le dimensioni degli impatti ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.

Il quadro generale lo descrive il rapporto pubblicato il 3 giugno 2026 dall’Unu-Inweh (United Nations University Institute for Water, Environment and Health), il braccio accademico dell’Onu che lavora da trent’anni su sfide globali all’incrocio tra acqua, ambiente e salute. Il documento si intitola Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints ed è, ad oggi, la valutazione più completa degli impatti ecologici dell’intelligenza artificiale mai condotta a livello internazionale.

Per capire perché i consumi crescano a questo ritmo occorre partire dall’economia. Il rapporto stima che la spesa globale per l’IA nel 2026 supererà i 2.500 miliardi di dollari, per arrivare a 5mila miliardi entro il 2033. Questa crescita si traduce direttamente in consumo di risorse energetiche. I data center hanno consumato circa 448 Terawattora (TWh) di elettricità nel 2025.

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"Il testo approvato in Regione presenta maglie larghe e vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. I costi dell’intelligenza artificiale potrebbero superare i benefici.

La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e, finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già accaduto per i centri logistici sorti come funghi negli ultimi anni. Il testo approvato il 26 maggio in Regione presenta però ancora maglie troppo larghe e vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. Norme di questo tipo dovrebbero essere nazionali, non regionali. La disciplina nazionale, approvata il 24 febbraio 2026, prevede infatti decreti attuativi entro sei mesi, ma rischia comunque di arrivare a valle di un fenomeno già esploso."

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Chi c'è dietro Danny Bones, il rapper skinhead da milioni di visualizzazioni che in realtà non esiste? Chi c'è dietro questo cantante dal look proletario e dai testi nazionalisti e razzisti? Benvenuti nell'era della Slopaganda: la nuova e inquietante frontiera della propaganda digitale alimentata dall'Intelligenza Artificiale. Cos'è il Node Project, questo collettivo anonimo di creativi? Dal caso Amelia al rap razzista, la propaganda nazionalista e suprematista prende una forma diversa e contemporanea.

Il racconto in due puntate di questo nuovo fenomeno inglese, della pericolosità della slopaganda e del partito di estrema destra Advance UK che ha affidato la propria campagna elettorale al Node Project.

A metà maggio a Londra si è tenuta la seconda manifestazione della sigla "Unite the kingdom" che raggruppa un arcipelago di sigle della destra radicale dove proprio Danny Bones è stata la colonna sonora della marcia.
Ospite Guido Caldiron, giornalista del Manifesto.

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Ascolta la seconda parte

Oggi, 3 Giugno 2026, è venuta a mancare all’affetto della sua famiglia e dei suoi amici Carola Frediani.

Carola è stata anima e linfa di Guerre di Rete e lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno conosciuta in questi anni. 110658342-2d8f5f2d-8668-4b12-bfd5-94a4f2f8f594

Su La Stampa un ricordo di Carola

Da chi chiede una “pausa globale” a chi fa lobby tra i politici fino alle proteste fuori dagli uffici delle big tech: ecco chi sono le voci che manifestano contro l'Intelligenza Artificiale

Contro l’intelligenza artificiale. Se per anni il dibattito sull’AI è stato dominato quasi soltanto da entusiasmo, investimenti e promesse sul futuro, oggi il movimento di gruppi contrari sta crescendo e diventando sempre più visibile. Il loro obiettivo è cercare di rallentare, limitare o addirittura fermare lo sviluppo di tale tecnologia. Non si tratta di un fronte unico. Alcuni gruppi puntano a influenzare governi e istituzioni attraverso lobbying, ricerca e campagne mediatiche. Altri funzionano come movimenti di protesta dal basso, con manifestazioni, azioni simboliche e attivismo continuo. Anche le motivazioni cambiano molto.

C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech, chi parla di perdita di posti di lavoro e sostituzione delle competenze umane e chi, invece, considera possibile uno scenario estremo in cui sistemi AI molto avanzati possano diventare impossibili da controllare. Il risultato è una galassia frammentata ma in rapida crescita, dove convivono ricercatori universitari, attivisti politici, ex insider della tecnologia e gruppi di protesta più radicali. Wired Italia ha provato ad esplorarla.

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La nuova politica di prezzi “diversificati” di FiberCop per l’accesso alla sua rete pesa sui concorrenti che lamentano anche gli aumenti della fibra spenta. Ma il nuovo status di operatore wholesale only consente all'operatore controllato da KKR di muoversi in questo modo.

Da quando ha ottenuto lo status di operatore wholesale ony da parte di Agcom, FiberCop – controllato al 70% dal fondo americano KKR e al 16% dal MEF – ha potuto variare la sua policy di prezzo di accesso destinato agli operatori. Una policy di prezzo che, secondo quanto scrive il direttore dell’Istituto Bruno Leoni, Carlo Stagnaro, sul quotidiano MilanoFinanza – MF, varia a seconda delle zone. Secondo lo studio Leoni, FiberCop applicherebbe una politica di prezzi più bassi nelle aree in cui si trova a competere con il suo rivale Open Fiber, mentre al contrario alzerebbe i prezzi dell’FTTH laddove Open Fiber è assente, per disincentivare la migrazione dall’FTTC e far risparmiare anche i costi di switch off e attivazione di nuovi contratti.

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Tra gli esperti di AI circola una voce: l’enciclica papale sull’intelligenza artificiale potrebbe essere stata scritta proprio da un’intelligenza artificiale

Se davvero il Papa si fosse fatto aiutare dall’intelligenza artificiale come un laureando qualunque per scrivere l’enciclica Magnifica Humanitas sarebbe uno scandalo, o una beffa situazionista. Tanto più se l’enciclica è dedicata in buona parte alla denuncia dei rischi derivanti dall’intelligenza artificiale. Impossibile, dunque? Il dubbio che sia andata proprio così circola da ieri, quando alcuni utenti hanno setacciato l’enciclica di Leone XIV per mezzo dei software anti-plagio, addestrati a riconoscere l’origine algoritmica di un testo e, va detto, non sempre affidabili.

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