Pillole

Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Cassandra Crossing/ Mentre il termine “Vibe coding” perde per fortuna vigore, sempre più ambienti di programmazione forzano l’utilizzo di LLM per lo sviluppo di software; cosa mai potrebbe andare storto che già altri non abbiano evidenziato?

Pare che la produzione di software tramite l'utilizzo di modelli linguistici sia in grande sviluppo, no, in tumultuosa crescita; anzi, sia ormai divenuta inarrestabile e indispensabile. Definita inizialmente come Vibe Coding, è stata dapprima presentata come lasciapassare per chiunque volesse sviluppare software senza avere competenze di informatica e programmazione. Poi, quando la cosa ha iniziato a sembrare l'idiozia che è, si sono invece osannati i vantaggi economici che l'impiego di questi metodi da parte di veri programmatori avrebbe consentito alle aziende, aumentando la produttività dei programmatori esistenti; non è chiaro se dei senior che potevano fare a meno di una squadra di junior, oppure degli junior, che potevano scrivere software a livello di quello scritto dai senior. Comunque certamente consentendo di tagliare posti di lavoro, presenti e futuri, facendo quindi scattare quell'automatismo che fa salire subito la quotazione in borsa di qualsiasi azienda.

Alla fine, hanno iniziato a essere contrastanti i pareri di chi aveva provato davvero a usare i Grandi Modelli Linguistici (Large Language Models o LLM) in ambienti di produzione riguardo il risparmio di tempo e la qualità del codice prodotto; i primi dubbi hanno iniziato a essere presi sul serio. Lo sforzo di inserire a tutti i costi funzionalità guidate da LLM, comune a tutte le applicazioni commerciali, ha saturato di LLM anche tutti gli ambienti di sviluppo software. E quindi tutti i programmatori, che lo volessero o no, si sono trovati ad avere l'indice sul grilletto di una nuova arma.

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Iniziamo segnalando la presentazione di Assalto alle piattaforme di Kenobit (ed. Agenzia X) al CSOA Forte Prenestino, il 4 Febbraio.

Nvidia ha preso molto del suo materiale di "training" da Anna's Archive; quella che sembra essere una pratica comune questa volta è stata confermata da documenti interni. Meraviglioso il modo in cui si sono difesi.

Dopo il blocco di Internet durante le elezioni in Uganda, e il lunghissimo blocco di Internet in Iran, guardiamo ad alcuni report che segnalano l'utilizzo di Bitchat, una applicazione di messaggistica che sembra interessante per casi in cui la possibilità di comunicare via Internet è impedita. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Notiziole:

  • Microsoft perde la causa intentata da NOYB riguardo al tracciamento di persone minorenni tramite la sua suite Microsoft 365 Education, rivolta alle scuole.
  • la Corea del Sud fa (per prima) una legge sulla sicurezza della cosidetta intelligenza artificiale ad alto impatto. confrontiamola con l'AI Act europeo.
  • Nel Regno Unito il dibattito sulla perdita di posti di lavoro (per la verità ancora fenomeno la cui esistenza è dibattuta) dovuta all'intelligenza artificiale torna a far parlare di reddito di cittadinanza.
  • TikTok è passato a guida Usa, e gli effetti si vedono: la nuova privacy policy gli consente di raccogliere più dati di quella precedente
  • Il capo dell'agenzia per la cybersicurezza Usa ha caricato sul ChatGPT pubblico dei documenti riservati dell'agenzia stessa

Infine, il quizzone: quando visitate un sito i cui server si trovano negli Usa, come fanno i dati inviati dal vostro dispositivo a raggiungere il server?
A) con sistemi di trasmissione radio, come il Wi-Fi
B) con sistemi satellitari
C) con dei cavi

La risposta esatta è la C: dei cavi sottomarini. Questo ci permette di parlare della continua espansione di questa infrastruttura (ormai esistono circa 600 cavi sottomarini, per un'estensione totale che supera abbondamentemente il milione di kilometri), ma anche della crescente concentrazione. A stendere sempre più tratte sono non tanto le imprese di telecomunicazioni, ma quelle di contenuto, come Google, Meta, ecc. insomma, le solite.

Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa

Nel giugno 2024, noyb aveva presentato due reclami riguardanti Microsoft 365 Education nelle scuole presso il DSB austriaco. Il primo reclamo è stato deciso nell'ottobre 2025. All'epoca, il DSB aveva stabilito che Microsoft aveva violato il diritto di accesso ai sensi dell'articolo 15 del GDPR. Il secondo reclamo, ora deciso, riguardava l'uso di cookie di tracciamento illeciti in Microsoft 365 Education.

Nella sua decisione più recente, il DSB ha nuovamente accertato che Microsoft ha agito illecitamente. Nello specifico, l'azienda ha installato cookie di tracciamento sui dispositivi di un minore che utilizzava Microsoft 365 Education. Secondo la documentazione di Microsoft, questi cookie analizzano il comportamento dell'utente, raccolgono dati del browser e vengono utilizzati per scopi pubblicitari. Il DSB ha inoltre ordinato a Microsoft di cessare il tracciamento del denunciante entro quattro settimane. Sia la scuola che il Ministero dell'Istruzione austriaco hanno affermato di non essere a conoscenza di tali cookie di tracciamento prima dei reclami di noyb.

Felix Mikolasch, avvocato specializzato in protezione dei dati presso noyb : "Tracciare i minori è chiaramente contrario alla privacy. Sembra che a Microsoft non importi molto della privacy, a meno che non sia per le sue dichiarazioni di marketing e pubbliche relazioni".

Fonte in inglese qui

La Francia compie una scelta netta in materia di sovranità digitale, annunciando la progressiva sostituzione di Microsoft Teams, Google Meet, Zoom, Webex e di altre piattaforme di videoconferenza extra-europee con Visio, una soluzione sviluppata e controllata dallo Stato. La decisione non riguarda soltanto l’adozione di un nuovo strumento tecnologico, ma riflette una strategia più ampia volta a ridurre le dipendenze strutturali dalle Big Tech, rafforzare la sicurezza delle comunicazioni pubbliche e riaffermare il controllo nazionale sulle infrastrutture digitali critiche della Pubblica Amministrazione.

Dal punto di vista tecnico, Visio non è una piattaforma sviluppata ex novo, ma un sistema costruito su tecnologie aperte e standard industriali consolidati, adattati e integrati all’interno di un’architettura controllata dallo Stato.

L’eliminazione di soluzioni come Teams, Meet, Zoom e Webex consente allo Stato di riprendere il controllo su elementi spesso invisibili: politiche di logging, conservazione dei dati, gestione delle vulnerabilità, aggiornamenti di sicurezza e audit del codice. In un contesto di minacce cyber sempre più sofisticate, la possibilità di integrare Visio nelle architetture di sicurezza nazionali è descritto come un vantaggio decisivo.

Articolo qui

MERCOLEDì 4 FEBBRAIO 2026

Forte infoshop, AvANa e Sala da the interferenze

Presentano insieme all’autore Kenobit: ASSALTO ALLE PIATTAFORME. RIPRENDIAMOCI INTERNET

Possiamo evadere? Possiamo ribellarci? Possiamo rivendicare una dimensione online libera e rispettosa del nostro tempo?

Un libro che analizza i meccanismi oppressivi del capitalismo sul web e propone un percorso concreto per neutralizzarli. Focalizzando lo sguardo critico sul concetto di content creation qui si tenta di svelare le trappole che si nascondono dietro il “successo” online e le dinamiche che trasformano le nostre passioni in catene.

Evento su Gancio de Roma

Lotte nei Paesi Bassi contro Microsoft e sionismo; Palantir e il (nuovo) militarismo; shutdown di Internet in Iran, Tanzania e non solo; aumentano i progetti per nuovi datacenter, ma aumenta anche l'opposizione alla loro costruzione.

Apriamo la puntata con una rassegna delle lotte nelle università olandesi nell'anno scorso in solidarietà con la Palestina, contro le collaborazioni con Israele e gli accordi tecnologici con Microsoft.

A proposito degli effetti della ricerca delle università israeliane, riportiamo un articolo scritto da un ex dipendente di Palantir, che ci permette di ragionare sul cambiamento delle modalità della guerra nell'era della sorveglianza digitale.

Parliamo di internet shutdown: dal caso dell'Iran (tuttora in corso) allarghiamo lo sguardo al meno noto blocco in Tanzania e altre forme di censura massiva. Approfondisci su: Keep it on; ooni; puntata di stakkastakka, dedicata al tema; netblocks.

Infine, parliamo di datacenter: l'accelerazione dello sviluppo dell'infrastruttura informatico passa anche per la costruzione di sempre nuovi datacenter, sempre più grandi. La costruzione di datacenter subisce però più opposizioni che in passato, grazie ad una maggiore consapevolezza sui loro effetti. Per capire quanto poco siano realistiche le aspettative di un datacenter "ecologico" (sempre paventato da chi li vuole costruire), leggiamo il comunicato di... Microsoft. Approfondisci sulle Pillole

Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa

Richard Stallman è intervenuto venerdì al Georgia Institute of Technology di Atlanta con una conferenza di circa 50 minuti, seguita da oltre un'ora e mezza di domande dal pubblico. Il fondatore del progetto GNU e figura storica del movimento del software libero ha colto l'occasione per riaffermare i principi che ne guidano da decenni l'attivismo, ma anche per aggiornare la sua critica alle tecnologie più recenti, dall'IA generativa alle auto connesse. Tra i temi toccati figurano dark pattern, censura, backdoor, abbonamenti, aggiornamenti remoti e perfino la possibilità di "brickare" da remoto i dispositivi degli utenti, che per Stallman sono tutte conseguenze dirette del software non libero.

Parlando di IA, Stallman ha contestato l'uso corrente del termine "intelligenza artificiale" per descrivere sistemi che, a suo giudizio, non sono intelligenti in alcun senso significativo. Per i grandi modelli linguistici preferisce il termine "generatori", sottolineando che generano testo senza comprenderne davvero il significato e che possono commettere errori senza alcun segnale di incertezza, motivo per cui "non ci si può fidare di ciò che generano".

Secondo Stallman, chiamarli IA equivale ad avallare l'idea che siano davvero intelligenti, contribuendo alla campagna di marketing che punta a far sì che le persone affidino attività e scelte di vita a questi sistemi e alle grandi aziende che li controllano. Per contrastare questa narrativa propone l'espressione "Pretend Intelligence", o PI, che vorrebbe diffondere proprio per smontare l'hype che circonda la tecnologia attuale. Stallman ha aggiunto che, per quanto gli risulta, nessuno di questi sistemi è distribuito come software libero, il che per lui è un ulteriore elemento problematico.

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Una giuria popolare di Los Angeles stabilirà se TikTok, Instagram e YouTube abbiano causato dipendenza nei minori.

Inizierà martedì prossimo in California un processo senza precedenti, in cui una giuria popolare dovrà stabilire se TikTok, Instagram e YouTube abbiano consapevolmente progettato le loro applicazioni per rendere i giovani dipendenti dai social network e se possano quindi essere ritenuti responsabili del deterioramento della loro salute mentale.

Questo processo civile, che si terrà per diversi mesi presso la Corte Superiore di Los Angeles, si preannuncia molto seguito. Potrebbe costituire un importante precedente giuridico per tutta una serie di cause negli Stati Uniti contro i giganti della tecnologia, accusati di aver deliberatamente organizzato la dipendenza dai social network per massimizzare i propri introiti pubblicitari.

Il giudice Carolyn Kuhl è incaricato di condurre queste battaglie legali, che dureranno diversi mesi e la cui portata andrà ben oltre Los Angeles. Un procedimento simile sta cercando di ottenere un processo di portata nazionale davanti a un giudice federale di Oakland, nel nord della California, a partire dal 2026. Diversi Stati hanno anche avviato azioni legali contro le piattaforme, come quella condotta da un procuratore di Santa Fe (Nuovo Messico) che le ritiene responsabili di esporre i minori a predatori sessuali. Se la giuria darà ragione a K.G.M., i giganti della tecnologia potrebbero essere costretti a pagare ingenti danni e interessi, ma soprattutto a riprogettare completamente i loro algoritmi e le loro applicazioni.

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La polizia trumpiana d’assalto anti immigrazione, l’Ice, ora si avvale di una piattaforma sviluppata da Palantir che mappa casa per casa le zone urbane incrociando dati sanitari, di viaggi e dei cellulari degli abitanti. Si chiama Elite ed è l’ultimo esperimento di sorveglianza autoritaria di massa.

Nell’aprile 2025 diviene pubblica la notizia di un contratto con Palantir di 30 milioni di dollari, avente per fine la costruzione di Immigration OS, sistema operativo atto a potenziare la sorveglianza e gestione dei casi in carico all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), forza di polizia afferente al Department of Homeland Security (DHS). Da quel che si sa pubblicamente scopo primario del sistema in sviluppo è snellire e accelerare l’identificazione, il tracciamento e la deportazione di specifici gruppi di immigrati, con un’attenzione particolare alle persone entrate legalmente ma non fuoriuscite alla scadenza del visto. Tuttavia alcune soffiate dall’interno dell’ICE ottenute da 404 Media (un sito di informazione indipendente statunitense) dimostrano che in realtà già in quella data Palantir stava sviluppando strumenti di supporto per le deportazioni di massa.

L’implementazione e l’uso di ELITE per le azioni di espulsione solleva una quantità di problemi di natura etica, giuridica e sociale. Viene violato il principio della finalità dei dati. Informazioni raccolte per garantire servizi essenziali vengono riutilizzate per la persecuzione e l’espulsione delle persone. Non a caso la pratica è osteggiata, anche con azioni legali, dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), che sottolinea come le comunità vulnerabili vengono allontanate dall’accedere a servizi anche vitali per paura di diventare prima o poi bersaglio di rappresaglie dello Stato.

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La partnership di Ring con la società di sorveglianza Flock, avviata nell'ottobre 2025 , non si limita più a condividere i filmati con la polizia locale, ma si collega a un'enorme rete di dati federali che le forze dell'ordine per l'immigrazione già utilizzano per tracciare milioni di americani.

I contratti standard di Flock con la polizia garantiscono alle agenzie federali l'accesso a dati condivisi per "scopi investigativi". Secondo rapporti documentati, una parte significativa dei clienti delle forze dell'ordine di Flock si è iscritta al loro "National Lookup Tool" , un sistema che aggrega i dati di sorveglianza di migliaia di agenzie in tutto il paese. I tuoi filmati volontari di sorveglianza di quartiere diventano parte di qualcosa di molto più grande.

Si tratta di fatto di sorveglianza di massa attraverso la partecipazione volontaria dei cittadini. L'accesso documentato dell'ICE alle reti Flock trasforma le decisioni di polizia locale in strumenti di controllo dell'immigrazione. Ring si propone come un'organizzazione che promuove l'empowerment delle comunità, ma questa partnership con Flock rivela come il capitalismo della sorveglianza trasformi le buone intenzioni in infrastrutture di controllo.

La notizia non è presente sui media italiani, si può leggere qualcosa qui