La proposta di un sistema di valutazione delle tecnologie di CIRCE prende le mosse dal riconoscimento che le tecnologie non sono neutre. Non sono uguali, sono tutte diverse. Non dipende (solo) da come le usiamo: hanno anche delle caratteristiche specifiche. Impariamo a valutarle in base alle loro caratteristiche.
Come distinguere le tante profferte tecnologiche che ci arrivano ogni giorno? Meglio questo sistema di messaggistica o quest'altro? Questo modello IA o quest'altro? Questa azienda o quest'altra? Cosa dicono gli esperti? Ci sono alternative?
Ci serve un metodo di "audit", non solo tecnico, ma etico. Quali sistemi sono appropriati per noi?
Abbiamo messo a punto un sistema per valutare le tecnologie, in particolare quelle digitali. "Buona" e "cattiva", "giusta" o "sbagliata", "bella" o "brutta" sono davvero troppo poco, oltre a essere giudizi spesso dovuti alle nostre personali idiosincrasie. Ci sono tanti aspetti da valutare, ogni situazione è diversa. Abbiamo ripreso l'allegoria del cibo e l'abbiamo traslata nelle tecnologie digitali. Quali sono i "nutrienti" delle tecnologie? In che modo ci rendono persone migliori? Più forti? Più autonome? Più collaborative? Meno egoiste?
Giorgio Pirina esamina la diffusione dei data centre in Italia, territorialmente concentrata nell'area periurbana milanese. Dopo aver riferito dei "Critical Data Center Studies" e illustrato i rischi che sorgono per suolo, energia, acqua e qualità dell'aria, Pirina ricostruisce l'evoluzione della normativa nel 2026 sostenendo che essa risponde soprattutto alla richiesta di tempi certi da parte degli operatori e non a quelle dei comitati territoriali, che invece svolgono un lavoro di cura del territorio che l'etichetta Nimby non coglie.
Molto interessante è anche l'episodio del 13 ottobre di Piede Sinistro che torna a parlare di saccheggio e resistenza nei territori insieme alla giornalista Rita Cantalino, per fare il punto su ciò che si è messo in moto nelle ultime settimane. Ascolta l'edipisodio "La battaglia ai data center è ovunque"
Dopo i cortei del 25 Settembre, aggiorniamo su quel che si muove: da un lato, Banca Etica - insieme ad altre ONG ed associazioni del terzo settore - fa una lettera aperta alla Commissione Europea e al Governo italiano; dall'altro, la rete "Nel Mirino" continua a darsi appuntamenti di mobilitazione ed organizzazione. I prossimi sono il 14 Ottobre a Firenze, e il 22 Ottobre a Roma.
Inauguriamo un nuovo ciclo di appuntamenti in cui intervisteremo chi partecipa all'autogestione dei server. Iniziamo con Tracciabili, che ci racconta la loro storia, gli strumenti che mettono a disposizione, il modo con cui gestiscono il server, e ci danno qualche consiglio per chi vuole fare altrettanto.
A riportare la notizia è NRC. Mentre si aspettando le risposte alle interrogazioni presentate a Bruxelles sulle sanzioni imposte dagli Stati Uniti al collettivo, la Commissione europea ha risposto a quella di Fidanza (Fdl). L’appello di 58 eurodeputati in difesa della Cpi, anch’essa sanzionata
La storia del collettivo di attivisti digitali italiano Autistici/Inventati è finita, ma continuano ad arrivare gli effetti delle sanzioni emesse dagli Stati Uniti. Secondo il quotidiano olandese Nrc, la polizia ha sequestrato un loro server ospitato nello Science Park di Amsterdam. Un sequestro avvenuto in seguito alla richiesta degli Stati Uniti. Sempre secondo il giornale, è stata creata una copia del contenuto del server che sarà ora inviata negli Usa.
«In questi casi, si procede semplicemente a eseguire la richiesta», ha dichiarato un portavoce della polizia al giornale. Autistici/Inventati è stato inserito dagli Stati Uniti nelle liste Ofac perché a utilizzare i suoi servizi di hosting web e di caselle di posta elettronica erano anche realtà antifasciste, considerate terroristiche dall’amministrazione Trump. Per effetto di quelle sanzioni il dominio autistici.org è stato reso irraggiungibile, l’account Paypal bloccato e Banca Etica per il timore di incorrere in sanzioni, ha congelato il conto dell’associazione creata dallo stesso collettivo che ha fatto ricorso. Il 22 ottobre, a Pisa, ci sarà l’udienza.
A Milano, il 10 ottobre, un migliaio di persone e oltre trenta comitati da tutta Italia in piazza per chiedere una moratoria sui nuovi impianti e un piano nazionale. Dal consumo di suolo all’energia, fino agli interessi delle multinazionali: le proteste locali diventano una mobilitazione contro l’espansione incontrollata delle infrastrutture dell’Ia. «La situazione è caotica, priva di ogni programmazione»
Da Radio Ondarossa, ascolta l'intervento di un professore universitario durante la manifestazione di Milano
Da Radio Ondarossa, ascolta l'intervento di comitato durante la manifestazione di Milano
Ascolta le corrispondenze audio su InfoAut
Leggi anche "l'invasione barbarica dei data center a Torino e Provincia"
Un articolo di AvANa nel sito di Dinamopress spiega la situazione generale
È oramai un fatto acclarato – al punto di essere entrato nel sentire comune – che gli strumenti di comunicazione di massa come Facebook, Instagram o TikTok sono strumenti di sorveglianza. L’illusione di utilizzarli per comunicare contenuti in qualche modo antisistema sempre più spesso si schianta contro la realtà di servizi di intelligence che usano quello stesso ecosistema per controllare il dissenso, individuare gli attivisti, ricostruirne le reti sociali, tracciarli e colpirli. In tutti blocchi imperialisti vi è questa dinamica ed è una dinamica dove vi è una partnership inestricabile tra i servizi di sicurezza statali e le aziende private che forniscono servizi analitici.
Inutile girarci intorno: i movimenti politici hanno bisogno della comunicazione di massa. Nonostante buona parte del variegato mondo “movimenti sociali” abbia scelto di stare sui social commerciali molti di questi stessi attori avevano anche una presenza sulla piattaforma di blog noblogs.org, gestita da A/I. Costringere alla chiusura quello che è stato uno strumento facilmente accessibile anche a militanti con scarse capacità tecniche e al contempo autonomo dalle piattaforme commerciali significa sia mettere immediatamente il bagaglio a migliaia di collettivi che costringere questi stessi ad affidarsi a strumenti commerciali che estraggono valore dai dati pubblicati e che sono più che contenti di contribuire alla crociata contro la sinistra radicale dichiarata dal presidente Trump.
Senza dire nulla di nuovo possiamo pacificamente affermare che viviamo da anni in un ecosistema comunicativo monopolista. Poche aziende controllano buona parte della comunicazione pubblica a livello globale. L’attacco a una piattaforma autonoma significa cercare di costringere ancora più persone a utilizzare, volenti o nolenti, i servizi GAFAM.
Il messaggio è chiaro: è il centro imperiale a decidere quali sono le piattaforme che si possono utilizzare e quali non si possono usare.
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Miniere che invadono foreste, condizioni di lavoro infernali, minerali estratti in aree di conflitto per nutrire le industrie militari e dell’elettronica
Fra i cinque punti del Piano per la pace nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), diffuso giorni fa da Denis Mukwege, chirurgo e premio Nobel, c’è la riforma strutturale delle catene di approvvigionamento dei minerali in tutto il paese. Non è un caso: il conflitto multiforme che da decenni tormenta soprattutto la regione orientale del Kivu viene alimentato dagli appetiti per le ricchezze del sottosuolo. Un sistema mortale di sfruttamento che giova ai circuiti commerciali internazionali: i minerali congolesi sono indispensabili per la rivoluzione tecnologica mondiale – anche militare.
Dopo il caso di Auistici / Inventati, la missiva indirizzata al governo italiano e al parlamento europeo affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle designazioni americane emanate «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea»
Un appello alla Commissione europea e al governo italiano affinché vengano protette persone, organizzazioni e associazioni dagli effetti delle sanzioni americane emanate, «senza un processo, senza un tribunale che verifichi le accuse, senza nemmeno un avviso preventivo o una consultazione con partner di lunga data come, ad esempio, l'Unione europea». Lo scrivono quattordici organizzazioni della società civile italiana, da Mediterranea a Banca etica, da Oxfam all’Arci, passando anche per Acli, Legacoop, Altromercato e Gruppo Abele, insieme alla Federazione europea delle Banche etiche e alternative.
Leggi la lettera aperta alle istituzioni europee e italiane dal sito di Banca Etica.
Nel frattempo è giunta la notizia che "Bancomat e altri player lanciano Enp per interoperabilità pagamenti in Ue per un 'ecosistema più autonomo'. ANSA
Capitalismo artificiale. Muro di silenzio sull’impatto ambientale in Ue. Ma le direttive impongono di rendere pubbliche le informazioni sul consumo di energia.
Conoscere l’impatto ambientale di un data center è praticamente impossibile perché le aziende non rivelano i loro dati. E le istituzioni nazionali ed europee, invece di garantire trasparenza per i cittadini, collaborano con le società a mantenerli all’oscuro. Lo dimostra un’inchiesta realizzata in collaborazione tra il manifesto e la redazione investigativa Lighthouse Reports, che per un anno ha scavato alla ricerca di dati e informazioni sull’impatto dei data center e si è scontrata con un muro di silenzio eretto dai governi e dalla Commissione Europea, fino a culminare in un ricorso legale che potrebbe cambiare questa situazione.
Il lavoro di inchiesta, condotto in partnership con le testate Mediapart (Francia), El Confidencial (Spagna), Solomon (Grecia) e Trouw (Paesi Bassi), mostra anche il tentativo delle grandi aziende di influenzare le decisioni delle istituzioni e l’opinione pubblica sul loro impatto ambientale.
Nella puntata del 28 settembre si è parlato degli impatti ambientali e sociali dei data center, e delle mobilitazioni che si stanno formando attorno al tema. In collegamento con
Prossimi appuntamenti: 3 Ottobre a Rho (MI); 10 Ottobre a Milano in Piazza della Scala