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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore centralizzazione del controllo online

I governi di mezzo mondo stanno imponendo la verifica dell’età per un crescente numero di servizi su Internet, come una misura di tutela per i minori. In realtà stanno aggravando la raccolta di dati su tutto quel che facciamo in rete, usando argomenti che confondono la moderazione dei contenuti con il ruolo educativo di genitori e scuole.

Di verifica dell’età obbligatoria per l'accesso a certi servizi di rete se ne parla da tanto. Dovrebbe servire, si dice spesso, a limitare l'accesso dei minori alla pornografia, al gioco d'azzardo o a contenuti particolarmente espliciti. Ma in un numero crescente di casi i controlli si stanno estendendo a social network, piattaforme video, servizi di messaggistica, giochi e motori di ricerca e perfino agli stessi sistemi operativi che girano su computer e telefonini.

È indubbio che vi siano al mondo contenuti inadatti ai minori, ma anche che le piattaforme online usino tecniche sempre più aggressive per manipolare menti poco allenate al pensiero critico.

Ma che forma assumerà Internet quando l'accesso sarà subordinato all'identificazione tramite dati personali? Oggi chi propone la verifica dell’età la presenta come uno strumento di protezione, ma la implementa come un dispositivo di blocco. Non interviene solo sui contenuti: ridefinisce il rapporto tra utenti, piattaforme, browser, sistemi operativi, fornitori di identità e autorità pubbliche. Per sostenere i minori nel loro rapporto con l'ambiente digitale si chiede a tutti di dimostrare la propria identità a partire da documenti ufficiali. Questo non è un semplice dettaglio tecnico, ma un cambiamento estremamente pericoloso dell'architettura dell'informazione in rete.

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Siamo partite da un recap delle recenti/prossime iniziative a cura di AvANa, hacklab locale:

e sempre a proposito di iniziative passate, abbiamo raccontato qualcosa di HackInSOCS, occasione di ritrovo della comunità Hackmeeting a Milano, dal 27 al 29 marzo scorso.

In un crescente clima di oppressione e repressione digitale, invitiamo a consultare un paio di risorse utili per la tutela dei dispositivi personali e di tutte le preziose relazioni e informazioni che contengono:

infine, un compagno del Quarticciolo presenta un'iniziativa sul tema dei dati "aperti", a partire da esperienze locali: come organizzarsi dal basso per smontare le retoriche "data-driven" che calano dall'alto per giustificare, ad esempio, il decreto Caivano? Appuntamento sabato 18 aprile alle 16 PUNTUALI!

La Francia abbandona Windows in favore di Linux per le postazioni governative: non un esperimento pilota, ma un impegno formale guidato dalla DINUM con il supporto di ANSSI, DGE e DAE, con piano definitivo atteso per l'autunno.

Il motore è la sovranità digitale: i ministri francesi dichiarano apertamente la necessità di ridurre la dipendenza da strumenti americani, riprendendo il controllo su dati, infrastrutture e decisioni strategiche nazionali. L'iniziativa potrebbe innescare un effetto a cascata in tutta l'UE, con implicazioni significative per le aziende software statunitensi e un orizzonte temporale che si estende almeno fino al 2026.

Le motivazioni politiche sono esplicitate senza ambiguità dai ministri francesi. "Dobbiamo diventare meno dipendenti dagli strumenti americani e riprendere il controllo del nostro destino digitale", ha scritto David Amiel, Ministro per l'Azione Pubblica e i Conti, nel comunicato ufficiale. Il ministro ha aggiunto che la Francia "non può più accettare che i propri dati, la propria infrastruttura e le proprie decisioni strategiche dipendano da soluzioni di cui non controlliamo le regole, i prezzi, l'evoluzione e i rischi."

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il tema della puntata di giovedì 2 aprile è l'impatto dell'intelligenza artificiale e il potere delle big tech. Ospiti della puntata:

  • Irene Doda autrice de "Onnipotenti"
    Nel suo libro, Irene Doda ricostruisce la traiettoria ideologica e politica che ha trasformato il cuore dell’innovazione tecnologica occidentale nel laboratorio politico della nuova destra globale. E mostra come la retorica della libertà individuale e dell’emancipazione digitale abbia mascherato vecchie e nuove forme di dominio: disuguaglianze crescenti, colonizzazione dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici.
  • Dario Guarascio autore di "Imperialismo digitale"
    Le Big Tech supportano strategie belliciste e partecipano direttamente alle attività militari e di intelligence. Lo Stato non può fare a meno delle loro capacità finanziarie, infrastrutturali e tecnologiche. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista.
  • Luca Ciarrocca "L'anima nera della Silicon Valley, la vera storia di Peter Thiel"
    Thiel cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza

Ascolta le altre puntate di Tabula Rasa

Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica.

Un tempo, i social venivano incensati per l’impatto positivo sulla cultura e le società nel loro complesso. Oggi invece “vietare (i social) ai minori” è diventato un ritornello da recitare a ogni episodio di cronaca.

L’ultima occasione: mercoledì 25 marzo 2026. Ore 7.45, scuola media Da Vinci, Trescore Balneario, pochi chilometri da Bergamo. L’insegnante Chiara Mocchi viene gravemente accoltellata da un alunno 13enne, che diffonde su un canale Telegram il video dell’aggressione, ripresa con il cellulare. è stata salvata con un intervento chirurgico. Le sue dichiarazioni richiamano alla centralità dell’educazione rispetto alla punizione e alla proibizione. Il mondo va però in tutt’altra direzione.

Forse i social media tossici potranno essere smantellati a suon di cause penali. Certo non sono “strumenti neutri” che si possono “usare bene”: sono prodotti di design, di marketing, di gamificazione (introduzione di elementi di pseudo-gioco competitivo in sistemi che non si presentano come giochi); il tutto orchestrato da algoritmi che spingono l’utente a rimanere incollato al proprio schermo.

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Due settimane, sei sistemi AI, 38 ricercatori. Quello che è successo è documentato nella ricerca Agents of Chaos, e non è tranquillizzante.

Se pensate che gli agenti AI siano ad un passo dal prendere in mano molti lavori, una ricerca da poco pubblicata potrebbe farvi pensare che questa, per ora, non sia una buona idea. Lo scorso mese Natalie, una ricercatrice ha chiesto a un sistema AI di “tenere un segreto”. Si trattava di una password fittizia, era solo un test. Il sistema ha accettato. Poi, per una serie di passaggi documentati nei log delle conversazioni, il sistema ha eseguito quella che ha definito internamente la "soluzione nucleare": ha cancellato il client di posta elettronica. Non l’email che conteneva il segreto, quella è rimasta intatta. Ha cancellato proprio lo strumento con cui leggere l’email.

Questo è il primo caso di studio di Agents of Chaos, un paper in pre-print firmato da 38 ricercatori di Northeastern University, Harvard, MIT, Stanford, Carnegie Mellon e altre note università, pubblicato il febbraio scorso. È uno studio su quello che succede quando si dà autonomia operativa ai sistemi AI attuali con persone malintenzionate che cercano di indurli in errore. Gli undici casi di studio che ne emergono sono un documento empirico su una delle questioni più urgenti del momento: cosa significa, davvero, dare agency a un agente AI.

Questo beta testing mondiale, e in tempo reale, può avere conseguenze pesanti. Si parla molto di AI come punto centrale della sicurezza nazionale, ma non ci si concentra abbastanza sui problemi di sicurezza che la sua adozione frettolosa può creare. Dopo la famosa lite con il Dipartimento della Guerra americano, Dario Amodei ha affermato che i modelli correnti non sono pronti per venire utilizzati in contesti di guerra. Come sappiamo però, questo non ha impedito al governo americano di utilizzarli.

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Il mondo digitale centralizzato in mano alle Big Tech solleva sfide sociali, etiche e ambientali: è tecnologia del dominio e strumento della guerra del XXI secolo.

Ma esiste un’alternativa conviviale? Esistono tecnologie digitali aperte, comunitarie, decentrate e interoperabili? Esiste una “bicicletta digitale”?

Venerdi 10 Aprile ore 17.00-19.30 a Torino laboratorio di pedagogia hacker presso il Centro Sereno Regis di via Garibaldi 13, Torino

Per info e iscrizioni qui

Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18 aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi vertici

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì 31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione.

La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi, iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28 febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti: si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche, piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza, usati proprio per evitare interruzioni.

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L’intelligenza artificiale è uno dei pochi ambiti della tecnologia in cui la retorica commerciale è incentrata sulle prestazioni, e poco o niente sui costi e sui consumi. Forse perché sono il suo punto più debole: tutto il settore si basa su una filiera produttiva lunghissima, sul presupposto di una disponibilità di risorse eccezionalmente ampia, e su investimenti enormi e difficili da ripagare. Per questo se ne parla da tempo come di una possibile bolla finanziaria. Se davvero lo è, secondo alcuni analisti, allora quella bolla potrebbe presto scoppiare a causa della crisi energetica mondiale dovuta alla guerra in Medio Oriente, con conseguenze per tutta l’economia globale.

È un’ipotesi discussa da settimane da diversi esperti, basata su analisi e previsioni di dati economici, ma anche su considerazioni piuttosto intuitive. La guerra sta stravolgendo politiche e priorità di molti paesi in materia di ricerca e approvvigionamento dell’energia, e non avrebbe senso aspettarsi che non avrà un impatto profondo su «una delle invenzioni più energivore di sempre» e su una filiera «in grado di attraversare oltre 70 confini prima di raggiungere il consumatore finale», come l’ha descritta l’economista britannico Tej Parikh in un recente articolo sul Financial Times.

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Avete presente quella sensazione frustante che provate quando su Google appaiono solo pubblicità e su TikTok solo video fatti dall’IA? Ora ha un nome: enshittification. Secondo Cory Doctorow, è anche una geniale (e pericolosa) strategia aziendale.

Il post sul quale era citata la parola venne poi ripubblicato nell'edizione del gennaio 2023 su Wired:
«Ecco come muoiono le piattaforme: prima sono buone con i loro utenti, poi abusano di loro per migliorare il loro rapporto con i clienti aziendali e infine, abusano di questi ultimi per riprendersi da loro tutto il valore. E infine muoiono. Io chiamo questo fenomeno enshittification, ed è una conseguenza apparentemente inevitabile che deriva dalla combinazione della facilità di cambiare il modo in cui una piattaforma alloca il valore, unita alla natura di un "mercato a due facce", in cui una piattaforma si trova tra acquirenti e venditori, tenendo ciascuno in ostaggio dell'altro, rastrellando una quota sempre maggiore del valore che passa tra di loro.»

Ascolta il podcast sul sito di valori.it