Pillole

Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Il decreto di fatto rafforza il potere del Governo riducendo quello del Garante e così le tutele di diritti e libertà dei cittadini. La cosa più grave: via al potere di intervento del Garante in caso di gravi rischi in trattamenti pubblici di dati

I poteri del Garante privacy fortemente ridotti nei confronti dello Stato e della PA. Idem per le garanzie dei cittadini. È lo scenario che si presenta nello schema di decreto Capienze, già approvato e in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Grande preoccupazione in queste ore da parte di esperti privacy per la svolta anti-garantista dell’Italia.

In particolare il Garante non potrà più intervenire in via preventiva su trattamenti a rischio da parte della PA, la quale d’altro canto avrà sempre la possibilità di trattare i dati per fini di interesse pubblico senza bisogno di una norma primaria – indicati dalla stessa amministrazione in caso non siano già previsti dalla legge. Semplificazioni che però fanno temere briglie completamente sciolte: il Decreto Capienze approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 7 ottobre 2021 indica che il trattamento dei dati da parte delle PA è sempre consentito per finalità pubbliche.

Leggi tutto l'articolo su Cybersecutiry360

Tra annunci roboanti si è arrivati al dunque: tanti soldi grazie al PNRR, un prevedibile assalto alla diligenza, con appetiti ben in vista delle grandi multinazionali, e meccanismi di controllo ancora poco chiari. Si spera che sul Cloud non si verifichi la stessa impostura che si è registrata sul dossier della rete unica.

Il Cloud per la PA prende prepotentemente la scena. Come previsto, il ministero guidato da Vittorio Colao ha ricevuto la proposta progettuale avanzata dalla cordata TIM, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (CDP, attraverso la sua controllata CDP Equity) e Sogei. A depositare la propria proposta progettuale anche il tandem nazionale composto da Almaviva e Aruba.

La posta in gioco messa a disposizione dal PNRR non è di poco conto: 1,9 miliardi di euro per infrastruttura Cloud e migrazione dei dati, cui si aggiungono altri miliardi per il settore del digitale nel suo complesso, a cui si aggiungono ancora altre ingenti risorse provenienti da misure esterne al PNRR.

Si tratta di soldi pubblici che andrebbero spesi tutti e spesi nel migliore dei modi, salvaguardando alcune prerogative che qualificano le decisioni. Ma vediamo, per questo, quali sono i punti di criticità.

Leggi l'articolo di Barberio sul sito key4biz

Nel frattempo è arrivata la presa di posizione del Consorzio Italia Cloud che non presenterà proposte perché "Non riconosciamo il modello del Governo". Leggi tutto.

Presentato il documento che approfondisce aspetti strategici per il percorso di migrazione verso il cloud di dati e servizi digitali delle amministrazioni. Sul sito dell'agenzia per l'innovazione si può scaricare.

C'è però chi sostiene che i nodi da scogllere sono ancora molti.

Saverio Riotto si interroga su "quali saranno i criteri di selezione dei soggetti (il plurale è d’obbligo) che realizzeranno le infrastrutture e i servizi, da un lato il ministro annuncia un bando e dall’altro raccoglie proposte. Ricordiamo che già questa primavera si erano fatte avanti tre cordate: Leonardo/Microsoft, Fincantieri/Amazon AWS, TIM/Google. Senza giungere ad un qualche risultato, se non alimentare lo spettro del cloud act americano 5 . Attualmente (anche se il ministro non le cita in conferenza) si sono fatte avanti le cordate tra Almaviva e Aruba, il consorzio Italia Cloud e soprattutto Tim, Cdp, Sogei e Leonardo, la cordata più accreditata, considerando che, in linea teorica, il PSN rientrerebbe nel cosiddetto Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e dovrebbe essere affidato ad una entità a controllo pubblico. "

Leggi l'articolo intero

Una indagine condotta negli scorsi mesi ha fatto emergere una situazione piuttosto grave nei confronti dell'adozione del software libero e opensource da parte di centinaia di piccole amministrazioni pubbliche: uno dei maggiori fornitori di software gestionale documentale, adottato da circa 1700 comuni in tutta Italia, supporta esclusivamente documenti prodotti nei formati proprietari gestiti da Microsoft Office, di cui raccomanda caldamente l'utilizzo (alimentando inoltre la sua propria attività di rivendita di licenze).

Continua a leggere sul sito de Italian Linux Society