Pillole

Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Attenti ai dinosauri. I ‘dati’, ma soprattutto gli ‘algoritmi’, sono sempre più in grado di incidere nelle scelte politiche e manageriali ma soprattutto sono fattori determinanti per assicurare il principio di uguaglianza e la tenuta della stessa democrazia della nostra società.

Le contraddizioni tra le parole di Colao (Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale) e quanto scritto nel Piano nazionale di Rinascita e Resilienza. La mancanza di una struttura di confronto tra il piano di interventi sul Digitale e le altre missioni del PNRR costituisce una grave criticità che potrebbe metterne in crisi la tenuta e l’attuazione. Nel PNRR il riferimento alla rilevanza del ‘diritto alla connessione’ come leva per la realizzazione del principio di uguaglianza non è previsto.

Leggi l'articolo di Germano Paini, Alessio De Luca

Un bellismo documentario in quattro parti sulle nuove forme di lavoro e di sfruttamento rese possibili dalle piattaforme digitali.

Moderatori di contenuti, riders, crowd workers, magazzinieri: tutti lavori uniti dal controllo software sulla propria attività, dalla pressione, dai rischi e dallo stress che ne derivano. Francia, Madagascar, Irlanda... è la globalizzazione.

Un'inchiesta su cosa significa oggi lavorare dentro e per le piattaforme e sulle realtà distopiche che hanno creato.

Episodio 1 Pedalare, ragazzi, pedalare!

Bilel ha 24 anni e tre fratelli. A parte il più piccolo, che va ancora alle medie, lavorano tutti per Uber Eats. Ogni giorno, compreso il week end, iniziano alle nove di mattina e staccano anche alle 4 del mattino per un totale di 400 euro lordi al mese - ammesso che nel frattempo non finiscano sotto a una macchina nel disperato tentativo di vincere un bonus. Come dovremmo chiamarla, flessibilità o schiavitù?

Episodio 2 La trappola dei micro-lavori

Sono tra i 45 e i 90 milioni i micro-lavoratori del web nel mondo. Nathalie vive in Francia, ha 42 anni, due figli ed è separata. Con il suo lavoro quotidiano - rispondere a delle domande idiote - aiuta l’algoritmo di Google a diventare sempre più umano, condannando se stessa a diventare sempre più un robot. In Madagascar, addirittura, le sfruttate del clic sono capaci di lavorare 336 ore al mese alla corte di clienti come Disneyland Paris per ritrovarsi a guadagnare 200 euro. Ecco le loro testimonianze.

Episodio 3 Traumatizzati senza moderazione

Amélie fa la moderatrice di contenuti a Barcellona presso una delle tante aziende che Facebook subappalta per svolgere questo tipo di attività. Chris fa lo stesso a Dublino. Entrambi hanno cominciato a lavorare senza prevedere che essere esposti tutti i giorni al lato peggiore dell’umanità li avrebbe catapultati in un inferno dal quale non sarebbero più riusciti a venire fuori, anche dopo aver cambiato mestiere.

Episodio 4 Il mio padrone non è un algoritmo

I proletari del clic hanno il divieto assoluto di parlare del lavoro che svolgono, persino con i propri famigliari. Eppure la consapevolezza di essere vittime di un traffico di manodopera al limite della legalità li spinge sempre più spesso a rompere il silenzio, a insorgere e a organizzarsi in forme cooperative alternative in grado di tutelare maggiormente i loro diritti.

L'identificazione e il controllo biometrico di massa sono incompatibili con una democrazia rispettosa dei diritti umani?

Il Progetto Winston Smith e l'Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights stanno organizzando l'edizione primaverile di e-privacy, che si terrà (solo in videoconferenza) il 21 e il 22 maggio 2021, con streaming pubblico su Youtube.

Si parlerà di una società in cui una sorveglianza di massa viene considerata "accettabile" da una maggioranza della popolazione, spaventata da criminalità e pandemia. Siamo nelle migliori condizioni per riscrivere le più fosche pagine dei libri di storia e della letteratura distopica.

Leggi l'articolo completo su ZEUS News

Puntata dedicata a 3 casi piuttosto diversi, di interazione tra grandi aziende teconogiche e lavoratori:

  • nel primo caso Google licenzia (o accompagna alle dimissioni...) una sua ricercatrice, Timnit Gebru, perché un suo articolo sul bias algoritmico non rispettava gli standard aziendali
  • nel secondo Amazon assolda la Pinkerton, azienda famosa nella storia delle relazioni tra aziende e lavoratori, per indagini di intelligence sui suoi stessi lavoratori;
  • nel terzo troviamo la Microsoft impegnata a studiare software per rendere più efficienti i lavoratori ("Productivity Score") o le riunioni in base ai comportamenti registrati, confrontati con l'"ideale" da una AI e aggregati in punteggi ipersemplificati.

Ascolta il podcast sul sito di Radio Onda Rossa

“All’inizio c’era l’idea che la tecnologia potesse risolvere i problemi”, dice nel video Andrew G. Ferguson, saggista e docente di diritto statunitense. “Offriva alle forze dell’ordine la possibilità di fare di più con meno risorse”.

Le attività di polizia predittiva si basano sull’uso di metodi statistici per anticipare e quindi evitare la commissione di reati, come nel film di Steven Spielberg Minority Report. Negli ultimi anni questa tecnologia è diventata sempre più sofisticata e in varie città statunitensi sono stati sperimentati dei software che, attraverso la combinazione di diversi tipi di dati, avrebbero dovuto individuare i soggetti più inclini a commettere un crimine violento. Il loro uso ha scatenato polemiche e preoccupazioni per la tutela dei diritti umani.

I sostenitori di questi sistemi sostengono che questi software, escludendo la valutazione umana con i suoi pregiudizi, permetterebbero alle forze di polizia di agire in maniera più equa. Ma anche su questo sono stati sollevati dei dubbi: “Se nei dati inseriti è presente un pregiudizio razziale, anche i risultati conterranno lo stesso pregiudizio”, spiega Ferguson.

Guarda il video della Thomson Reuters Foundation sul sito di Internazionale.

Tempi presenti. Un percorso di letture sull’azienda di Bezos e il suo potere contrattuale. Il dietro le quinte di Angioni, «country manager» per l’Italia e la resistenza dello scrittore Carrión. Un’impresa nata sfruttando la quantità enorme di dati che i clienti sono pronti a consegnare in tutte le forme possibili e la debolezza dei governi di fronte alla sua volontà di dettare regole

Articolo di Maria Teresa Carbone. Leggi tutto

«Il tuo capo è un algoritmo» di Antonio Aloisi e Valerio De Stefano (Laterza). Gli autori intervistati da il manifesto descrivono le strategie politiche per non finire «schiavi» delle piattaforme. Districarsi tra obblighi di cura, isolamento e lavoro è una prova ardua per le categorie vulnerabili. La tecnologia non è neutra. Il suo impiego è spesso fonte di abusi. Con l’irrompere della pandemia, i fanatici del «soluzionismo tech» sostengono che le «macchine non si ammalano». Lo smart working ha aumentato produttività e soddisfazione, malgrado i disagi. Anche se pensato per le professioni impiegatizie, estende i suoi benefici agli altri

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Da Internazionale: Dana Mackenzie, Knowable, Stati Uniti

L’edonometro è un sistema informatizzato per valutare la nostra felicità e la nostra disperazione.

L’edonometro è uno strumento relativamente recente in un campo in cui ormai da cinquant’anni gli informatici cercano di valutare lo stato emotivo del mondo usando i computer. Per costruirlo, l’informatico dell’Uvm Chris Danforth ha dovuto insegnare a una macchina a capire le emozioni dietro i tweet analizzati (nessun essere umano potrebbe mai leggerli tutti). Questo processo, chiamato analisi del sentimento, ha fatto grandi progressi negli ultimi anni, trovando molteplici applicazioni.

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