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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

Il lavoro da remoto ha un bacino potenziale di 8 milioni di persone. E ora, dopo il Covid, le imprese cominciano a considerarlo come strumento per tagliare spazi e costi, soprattutto quelli dell'energia. Meno spese anche per i lavoratori, per esempio per i trasporti, ma quelle casalinghe potrebbero alzarsi

Articolo su Repubblica.it

WFH - Watched from Home: Office 365 and workplace surveillance creep

  • Working from home bolstered the use of remote surveillance software to monitor employees.
  • It's not only tools that are developed specifically for surveillance, traditional productivity suites might also enable an intrusive level of monitoring.
  • PI and UCL students looked into Office 365 and found features that can enable employers to access all communications and activities on Microsoft services
  • These features can be operated without the employees' knowledge and there seems to be a lack of transparency for users in terms of what data is collected and for what purpose

da Etica Digitale: Microsoft: l'azienda consente al datore di lavoro di monitorare tutte le attività legate ai prodotti Office 365, e di leggere i contenuti delle chat e delle mail tramite Teams e Outlook.

Attraverso il "Microsoft Office 365 Admin Center" un amministratore può selezionare specifici utenti e leggere diverse informazioni sui dipendenti, tra cui: quanto tempo hanno passato in chiamate, quanti messaggi hanno scambiato, a quante riunioni hanno partecipato e quali dispositivi hanno usato. È anche possibile accedere a documenti, e-mail e messaggi delle persone su Teams.

Questo aspetto è in verità specificato nell'informativa sulla privacy dell'azienda, tuttavia è così seppellito nel testo che è pressoché impossibile notarlo. A prescindere, i dipendenti spesso non hanno altra scelta che acconsentire all'utilizzo di tali programmi.

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Una interessante inchiesta sul discutibile uso dell'Intelligenza Artificiale per la selezione di domande di lavoro.

I software per la selezione del personale promettono di identificare i tratti della personalità dei candidati al lavoro sulla base di brevi video. Con l'aiuto dell'Intelligenza Artificiale (IA), dovrebbero rendere il processo di selezione dei candidati più obiettivo e veloce.

L'inchiesta di alcuni giornalisti della BR (Bavarian Broadcasting) ha verificato che un'Intelligenza Artificiale può essere influenzata dalle apparenze. Ciò potrebbe riprodurre stereotipi e costare il lavoro ai candidati.

Leggi l'inchiesta e scopri cosa hanno analizzato i giornalisti

Bello il telelavoro agile. O forse non sono tutte rose e fiori?

Puntata del 17 dicembre del podcast DataKnightmare: L'algoritmico è politico di Walter Vannini.

Perché non ci abbiamo pensato prima. Come cambia la vita dei lavoratori da remoto. Chi guadagna dal lavoro agile.

Ascolta il podcast

Nella puntata del 14 novembre 2021 affrontiamo il tema dello sfruttamento nel mondo del lavoro dell'IT, soffermandoci in particolare sulle specificità italiane, tra cui l'uso di forme di organizzazione del lavoro come il body rental, le (più o meno finte) consulenze. Insieme a Simone, uno degli organizzatori di Tech Workers Coalition Italia, riflettiamo sulle conseguenze che queste modalità hanno sugli ambienti di lavoro, sulla vita di lavoratori e lavoratrici, sulla qualità dei software prodotti - i quali, non dimentichiamolo, spesso si traducono in servizi offerti al cittadino.

Ci facciamo anche raccontare cosa TWC è e non è, a chi si rivolge, quali modalità di organizzazione ha e quali prospettive.

Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa

Negli ultimi anni molte società in tutto il mondo hanno cominciato a usare l’intelligenza artificiale per selezionare il personale da assumere, con lo scopo di eliminare dalla scelta eventuali pregiudizi e rischi di discriminazioni. Ma secondo gli esperti di tecnologia affidarsi a un algoritmo non è una soluzione, perché gli strumenti utilizzati tendono a imitare i preconcetti umani.

La mancanza di inclusività nelle squadre di programmatori e tecnici informatici, composte principalmente da uomini bianchi, si riflette infatti nei meccanismi automatici di selezione, penalizzando le donne e le persone lgbt+ o appartenenti alle minoranze.

Guarda il video della Thomson Reuters Foundation.

Argomento principale della puntata di "Le Dita nella presa" è la gig economy. L'aspetto più diffuso di questo modo nuovo e pericoloso di intendere il lavoro sia quello legato alle consegne a domicilio, c'è in realtà anche molto altro; il tratto comune è quello di scomporre il lavoro in piccole "attività" che possono così essere gestite come cottimo. Vediamo, analizzando alcuni siti, come questa tendenza anche se forse non del tutto espressa sia già in atto ad esempio con i siti di Q&A (domande & risposte).

Felicitazioni: 3-4-5 settembre, hackmeeting a Ponticelli (Bologna)! non mancate.

Che succede in India: il governo di estrema destra fa la voce grossa contro Twitter per quanto riguarda la censura di temi scomodi al governo. Prendendo spunto da questo episodio, vediamo come il modo in cui i paesi cercano di controllare il discorso pubblico su Internet rifletta le strutture economiche dei paesi stessi.

Alcune notiziole dalla Cina: browser spioni e dati biometrici richiesti da TikTok.

Ascolta il podcast sul sito di Radio Onda Rossa

Il body rental, il mercato degli informatici spacciati per consulenti, è una rete intricata in cui le aziende scaricano i costi a scapito dei lavoratori.

Il sistema del body rental è una piaga per molti lavoratori del mondo dell’informatica. Come abbiamo raccontato in un articolo precedente, il body rental consiste in un prestito di lavoratori da un’azienda che assume a un’azienda cliente. Il meccanismo non rientra nell’intermediazione illecita di lavoro perché spersonalizza i contratti e affitta capacità invece che persone: sui documenti la dicitura che compare è infatti time and material, tempo e materiale. Il datore di lavoro guadagna dal prestito e il cliente risparmia su contributi e stipendi. Ma lo scenario può essere ancora più complicato.

Nel sistema del body rental non è detto che le aziende siano soltanto due. I rapporti fra consulenti informatici, datori di lavoro e clienti possono essere molteplici, fino a creare una sorta di filiera della consulenza. Ad esempio: si parte da un’azienda A, che assume il consulente e lo presta immediatamente all’azienda B, grande impresa di soluzioni informatiche, che lo manda dall’azienda C, sua cliente.

Leggi l'intervista a uno sviluppatore, il quale ci ha chiesto di restare nell’anonimato, su SenzaFiltro

Gli strumenti utilizzati dallo smart worker (ad esempio pc portatili e smartphone) per prestare la propria attività lavorativa permettono una reperibilità ed una connessione, non solo potenziale ma di fatto, costante e continua. E ciò rischierebbe di compromettere il bilanciamento tra vita professionale e vita privata che è tra i presupposti dell’istituto del lavoro agile. In questo quadro si inserisce il diritto alla disconnessione, in virtù del quale il prestatore di lavoro deve essere protetto da una potenziale perenne connessione.

Facciamo il punto sugli accordi che tutelano questo diritto.

Argomenti

  • Lo smart worker e il tema della disconnessione
  • Diritto alla disconnessione e garante privacy italiano
  • Il diritto alla disconnessione in Francia
  • Il diritto alla disconnessione nella contrattazione collettiva in Italia
  • Il rischio da tecnostress e la tutela dell’integrità psicofisica dello smart worker

Leggi l'articolo completo su "Agenda Digitale"

Un bellismo documentario in quattro parti sulle nuove forme di lavoro e di sfruttamento rese possibili dalle piattaforme digitali.

Moderatori di contenuti, riders, crowd workers, magazzinieri: tutti lavori uniti dal controllo software sulla propria attività, dalla pressione, dai rischi e dallo stress che ne derivano. Francia, Madagascar, Irlanda... è la globalizzazione.

Un'inchiesta su cosa significa oggi lavorare dentro e per le piattaforme e sulle realtà distopiche che hanno creato.

Episodio 1 Pedalare, ragazzi, pedalare!

Bilel ha 24 anni e tre fratelli. A parte il più piccolo, che va ancora alle medie, lavorano tutti per Uber Eats. Ogni giorno, compreso il week end, iniziano alle nove di mattina e staccano anche alle 4 del mattino per un totale di 400 euro lordi al mese - ammesso che nel frattempo non finiscano sotto a una macchina nel disperato tentativo di vincere un bonus. Come dovremmo chiamarla, flessibilità o schiavitù?

Episodio 2 La trappola dei micro-lavori

Sono tra i 45 e i 90 milioni i micro-lavoratori del web nel mondo. Nathalie vive in Francia, ha 42 anni, due figli ed è separata. Con il suo lavoro quotidiano - rispondere a delle domande idiote - aiuta l’algoritmo di Google a diventare sempre più umano, condannando se stessa a diventare sempre più un robot. In Madagascar, addirittura, le sfruttate del clic sono capaci di lavorare 336 ore al mese alla corte di clienti come Disneyland Paris per ritrovarsi a guadagnare 200 euro. Ecco le loro testimonianze.

Episodio 3 Traumatizzati senza moderazione

Amélie fa la moderatrice di contenuti a Barcellona presso una delle tante aziende che Facebook subappalta per svolgere questo tipo di attività. Chris fa lo stesso a Dublino. Entrambi hanno cominciato a lavorare senza prevedere che essere esposti tutti i giorni al lato peggiore dell’umanità li avrebbe catapultati in un inferno dal quale non sarebbero più riusciti a venire fuori, anche dopo aver cambiato mestiere.

Episodio 4 Il mio padrone non è un algoritmo

I proletari del clic hanno il divieto assoluto di parlare del lavoro che svolgono, persino con i propri famigliari. Eppure la consapevolezza di essere vittime di un traffico di manodopera al limite della legalità li spinge sempre più spesso a rompere il silenzio, a insorgere e a organizzarsi in forme cooperative alternative in grado di tutelare maggiormente i loro diritti.