Cancelli, Cancellini e cancelletti.
Una recensione di Giuliano Milani.
Trovate la recensione della seconda edizione di "Formare a distanza?" nel numero 1387 del 4 dicembre di Internazionale .
è arrivata la seconda edizione di "formare... a distanza?"
Si trova anche in libreria, 212 pagine di contributi su Inventare, Raccontare e Didattica a distanza.
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Didattica a distanza, formazione a distanza... Cosa vuol dire formare a distanza? È possibile? Come? Il libro raccoglie una serie di contributi che raccontano, fra entusiasmi e frustrazioni, relazioni formative «da lontano», apprendimenti attraverso gli schermi digitali.
Con questa seconda edizione rivista, corretta e ampliata, formare a distanza è disponibile in libreria grazie a Ledizioni
Leggi indice e alcuni contributi nel sito di C.I.R.C.E.
Non tutte le scuole hanno risorse formate per rivestire un ruolo strategico nell’innovazione e nella digitalizzazione. Servirebbero laureati in informatica, ingegneria e così via. Per questo in molti sperano nella figura dell’Assistente Tecnico Informatico. Ma l’esperienza delle scuole è costellata di luci e ombre.
Le persone sono la chiave di volta. Occorre formazione adeguata, qualificata, certificata e obbligatoria, per saper scegliere le soluzioni tecnologiche adatte ai diversi contesti. Non tutte le scuole posseggono risorse umane formate opportunamente per rivestire un ruolo strategico nell’innovazione e nella digitalizzazione.
Leggi l'articolo completo di Nicoletta Vitali
A quanto pare, come nella prima ondata della pandemia di Covid-19, il MIUR e, quindi la scuola, si è fatto trovare impreparato da diversi punti di vista. Da quello della progettazione didattica: il blended learning ha la stessa necessità di progettare le attività didattiche della DaD o della didattica in presenza, anzi forse di più; dal punto di vista dell’utilizzo dei dati: per la verità la questione si è aggravata, perché nel frattempo la Corte di Giustizia Europea ha invalidato l’accordo, detto “Privacy Shield”, tra l’Unione Europea e gli Usa; infine anche dal punto di vista del software libero.
questo articolo è pubblicato in "Formare... a distanza?", II edizione, C.I.R.C.E. novembre 2020
Perché non approfittare degli strumenti tecnologici ‘a distanza’ per riaggregarsi in Rete?
Ho utilizzato https://meet.jit.si molte volte sia come app che come servizio Web e la trovo una fantastica opportunità Open Source alternativa alle offerte commercial per la Didattica A Distanza (con il limite però di 50 partecipanti che lo rende inutilizzabile in alcuni contesti didattici)...
Leggi come fare su scacco al web
di Constant
Traduzione e adattamento di Dear student, teacher, worker in an educational institution,
questo articolo è pubblicato in "Formare... a distanza?", II edizione, C.I.R.C.E. novembre 2020
Agli studenti, agli insegnanti e ai lavoratori impiegati nella formazione...
Insieme abbiamo assistito all'avvento della "didattica a distanza", che per la maggior parte degli istituti scolastici si è tradotto nella firma di contratti e accordi con le grandi piattaforme commerciali. Quello che pochi mesi fa avevamo chiamato "un elefante nella stanza"[^1] ha finito per travolgere gli spazi della formazione. Nonostante possa sembrare un cambiamento repentino ed emergenziale, in realtà è il proseguimento di un processo in atto già da tempo.
La chiusura delle scuole causerà problemi in quelle famiglie dove mancano i device e la connessione. Le periferie delle grandi città e le aree rurali sono i territori più a rischio. Il vicepresidente di Con i Bambini: «La Dad al 100% comporterà una crisi educativa»
Dopo l’invalidazione di Privacy Shield e l’effettiva illegalità delle piattaforme dei colossi con sede negli US, (vedi articolo di Paolo Vecchi su Agenda Digitale) è il momento giusto per muoversi.
Strumenti messi a disposizione dal Linux User Group di Bolzano Leggi tutto
Il lockdown deciso dal governo Italiano e dalla maggior parte dei governi degli Stati a capitalismo avanzato ha determinato un'accelerazione fortissima dell'uso del digitale.
Scuole ed università si sono viste costrette ad adottare la didattica a distanza per poter proseguire le lezioni.
Questa situazione di emergenza ha fatto venire al pettine tutti i nodi di decenni di immobilismo e distruzione del poco che era stato costruito.
Innanzi tutto va detto che gli insegnanti, ma anche gli studenti e, ahimè, i genitori, si sono dovuti far carico della distanza, di inventarsi "a distanza", poiché poco o nulla è stato sperimentato sotto la guida degli organi competenti e quindi nulla è stato messo a sistema. In ordine sparso, scuole e università hanno tentato di fare buon viso a cattivo gioco, a volte facendo finta di nulla: riprodurre la didattica in presenza attraverso le video chat. Poi, pian piano, sono arrivate le assegnazioni dei compiti da fare a casa; chi attraverso le mail, chi attraverso Google Drive, qualcuno attraverso piattaforme come Edmodo, e così via. Nel frattempo il Ministero ha cominciato a dare indicazioni, tramite la sua pagina web (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html), sulle piattaforme per la didattica a distanza da adottare: Google Suite, Office 365, Weschool. [...] In questo panorama sono spariti completamente il metodo didattico, la libertà di insegnamento, la questione della privacy e dei dati, il digital divide. Proviamo a farli riemergere.
di Enrico Nardelli, professore di Informatica all’Università Roma Tor Vergata e presidente di Informatics Europe.
Una comunità pubblica che non sviluppa e controlla una propria infrastruttura di gestione e scambio di dati e competenze pagherà un prezzo enorme in termini di possibilità di scegliere la sua direzione di sviluppo perché sarà sempre più dipendente da sistemi e conoscenze che non le appartengono, soggetta alla sorveglianza di chi controlla le infrastrutture usate. Leggi tutto