Per quanto corrotta e stupida la corte, i cantori non mancano mai. Ho letto con una certa fatica una breve intervista sul Sole24Ore a firma di Roberto Manzocco, segnalatami dall'implacabile Daniele.
Inizialmente avevo desistito, non tanto perché avevo 32 gradi in casa, ma per l'incipit:
I dati personali sono il nuovo petrolio.
Che è sempre stata una stronzata sesquipedale, ma nella mia ingenuità pensavo che dopo dopo dieci anni che ne parliamo e che tutti vedono con i loro occhi che interessi serve, pensavo fosse almeno passata silenziosamente nel dimenticatoio degli AI bro.
E invece no, perché arriva il fenomeno che si mette a fare discorsi come se fossimo a Dicembre 2022, avessero lanciato chatGPT ieri, e non ci avessero già strinato i cabbasisi a suon di puttanate.
Parliamo del prof. Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista che insegna alla John Cabot University a Roma.
Come già Cesare ragazzi, anche Sorgner ha avuto un'idea meravigliosa: i problemi dell'Europa derivano dal fatto che non fa come gli USA e la Cina.
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Un incontro con Walter Quattrociocchi, che dirige il Center for data science and complexity for society alla Sapienza.
La Commissione europea lo ha inserito tra i sessanta esperti che vigileranno sull’applicazione della direttiva sull’intelligenza artificiale. Sul tema, Quattrociocchi ha una visione poco allineata alla narrazione dominante: di fronte ai titoli sulle «macchine che pensano» o sulla «coscienza dei robot» invita a un sano scetticismo. Anche per questo ha coniato il neologismo «epistemia» e ha presentato in Parlamento un appello firmato da centinaia di accademici per invitare gli esperti a spiegare «come funzionano le intelligenze artificiali, quali sono i loro limiti e come possono essere utilizzate in modo responsabile». Non stupisce che tra i cantori dell’Intelligenza artificiale non si sia fatto molti amici. Lui però è un duro col sorriso: mentre demolisce molte certezze sulla presunta onnipotenza dell’intelligenza artificiale, firma ogni suo intervento «con amore e gentilezza».
Internet è sempre più un ambiente per bot: i dati di Cloudflare indicano che il 57% delle richieste di pagine Web provengono da Bot. Ma quando, come e perché è successo? E cosa c'entra questo con il maggior controllo operato dalle grandi aziende?
Per chi ha la passione delle telenovele, il mondo dell'IA fa per voi. In questo episodio, il governo Usa proibisce ad Anthropic di esportare i suoi gioielli, a causa di una soffiata di Amazon, che del resto ha interessi con OpenAI. E se invece il governo l'avesse fatto proprio perché è in combutta con Anthropic, seguendo la nota strategia in cui si millantano strumenti "troppo potenti" senza mai esibirli? Nel frattempo Anthropic se la prende con Alibaba.
Ue: ritorna il tentativo di approvare la legge sul controllo delle chat con la scusa della lotta alla pedofilia. La legge, già nota come ChatControl era già stata respinta dal Parlamento europeo.
Carrellata di notiziole: l'FCC vuole dei telefoni più "sicuri", Meta invece vuole (continuare a fare) degli occhiali che facciano riconoscimento facciale... e molte altre!
Concludiamo con lo scontro tra l'ATAC e il cambiamento climatico (qui inteso nel senso dell'avvicendarsi delle stagioni).
Con il "Decreto Bollette", il governo ha definito i data center infrastrutture strategiche nazionali, scavalcando i sindaci. Risultato? La Lombardia ospita quasi il 65% della potenza nazionale dei server, e ben 40 dei 82 gigawatt richiesti in tutta Italia sono concentrati solo nella Città Metropolitana di Milano, che ha superato la densità energetica di Zurigo e Madrid. Rita Cantalino, giornalista e attivista, ci racconta quanto già ora l'impatto sia importante e il futuro che ci aspetta con la promessa di "Hub del Mediterraneo".
Piede Sinistro è un podcast di approfondimento, analisi e racconto di notizie, attualità e non solo. Uno spazio che non punta a dare risposte, ma a fornire chiavi di lettura e strumenti per affrontare la complessità del presente in autonomia.
A proposito di analisi dell'interfaccia dei chatbot e relativo engagement degli utenti, credo che l'episodio 138, "La stanza", del podast di Pieranni dia degli spunti molto interessanti.
Tagliando con l'accetta e molto in sintesi, non siate pigri, ascoltate il podcast, mi pare siano 2 i punti molto interessanti:
I due temi sono spiegati bene nel podcast.
Entrambe queste caratteristiche ci riportano al fatto che nella relazione tra umani e macchine, c'è un terzo "incomodo" costituito dai padroni della macchina che la costruiscono appositamente in questo modo per condizionare e manipolare gli umani.
Nulla di nuovo rispetto ai social media, ma con una tecnologia ancora più coinvolgente e penetrante
Ascolta la puntata
In questa puntata abbiamo parlato dell'hackmeeting appena concluso, con alcune interviste registrate a caldo. Abbiamo proseguito con le vicissitudini di OpenAI e delle altre grandi imprese produttrici di Intelligenza Artificiale generativa. Infine abbiamo cercato di capire le motivazioni che sottostanno all'ennesima chiusura di spazi degli utenti e degli sviluppatori messa in atto da Google nel meccanismo di distribuzione delle app negli smartphone Android.
Il 12, 13, 14 giugno si è tenuto a Firenze la 29a edizione di Hackmeeting, l'incontro annuale delle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Abbiamo raccontato il clima che si è respirato durante i 3 giorni e dato conto di alcuni laboratori e seminari anche con l'aiuto delle interviste registrate al Centro Sociale Next Emerson. Le interviste integrali sono nelle pillole
Cosa unisce Bernie Sanders e Sam Altman (CEO di Open AI)? Entrambi vogliono che il governo USA partecipi agli utili di OpenAI. Ma quali utili? Guardiamo il bilancio del 2025 dell'azienda di Altman che è in perdita di circa 35 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Non sarà che i signori dell'AI stanno preparando il terreno per sfuggire al proprio fallimento finanziario?
Riprendiamo, visto l'avvicinarsi della scadenza, la notizia dell'imposizione di Google a tutti gli sviluppatori di App per Android di registrarsi presso l'azienda di Mountain View. Quali sono le ragioni apparenti e quali quelle nascoste che hanno indotto l'azienda ad imporre questa misura? Parliamo anche delle forme di resistenza, come quella messa in campo da KeepAndroidOpen.
In extremis un aggiornamento sulla situazione dei nuovi data-center e della legge regionale in Lombardia.
Puntata n. 137 del podcast di Simone Pieranni.
"La musica che sentite è stata presa dalla pubblicità della IMEC del 2002. Un uomo sta camminando lungo una strada affollata, è notte. Mentre cammina si accorge che qualcosa lo sta salutando, probabilmente li per li è solo la percezione del saluto, un braccio che sembra rivolgersi a lui. L'uomo si ferma, guarda e capisce. All'interno di una vetrine illuminata c'è un Apple IMEC, il suo schermo è montato su un braccio regolabile sopra una strana semi-sfera che contiene l'hardware di elaborazione. L'uomo fa per allontanarsi dalla vetrina ma lo schermo lo segue. Scuote la testa e il computer scuote lo schermo, fa un salto e lo schermo fa su e giù. Tira fuori la lingua e il computer apre il lettore CD.
Quello che vi ho appena letto l'inizio di un pezzo, parso su uno IMEC il 26 magio 2026, firma di Kinoi Heart. L'implicazione è chiara. Abbiamo a lungo desiderato tecnologie che rispondessero intuitivamente alle nostre interazioni. Guardando i nostri schermi oggi viene spontaneo chiedersi: quanto manca prima che siano loro a ricambiare il nostro sguardo, solo che, e questo lo aggiungo io, per consentire alle macchine di guardarci a noi viene richiesta un'estrema opera di semplificazione, di noi stessi."
La convivenza con le macchine è il tema di questa puntata. Ma a convivere non siamo solo umani e macchine, ci sono di mezzo anche i proprietari delle macchine.
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Le aziende stanno perfezionando vari modi, che si stanno affiancando a quelli usati per finire nei migliori risultati di Google
Sempre più persone preferiscono chiedere informazioni ai chatbot piuttosto che a Google e ai tradizionali motori di ricerca. La tendenza non riguarda solo le preferenze dei singoli utenti ma anche i cambiamenti imposti da aziende come Google stessa, che sta trasformando il suo motore di ricerca fornendo risposte generate automaticamente (le «AI Overview») e aggiungendo una finestra per interagire con Gemini, il suo chatbot.
Queste novità stanno cambiando anche il modo in cui le aziende cercano di farsi trovare online. Da quando esistono i motori di ricerca, il metodo principale è la cosiddetta SEO (Search Engine Optimization), un insieme di tecniche per arrivare il più in alto possibile nei risultati di Google. Con la diffusione dei chatbot, l’obiettivo non è più solo quello, ma anche di condizionare le risposte delle AI, agendo sui siti che usano più spesso come fonte. Queste nuove pratiche sono dette Answer Engine Optimization (AEO) e permettono potenzialmente un’influenza ancora maggiore: i risultati di Google, infatti, sono dieci per pagina, mentre la risposta di un chatbot è una sola.
Secondo documenti finanziari verificati dal Financial Times, la società ha aumentato il fatturato a 13,07 miliardi di dollari, ma i costi sono saliti a 34 miliardi. Pesano ricerca, infrastrutture cloud e il passaggio a entità profit.
OpenAI avrebbe chiuso il 2025 con una perdita attribuibile alla società pari a circa 38,5 miliardi di dollari. È quanto emerge da documenti finanziari certificati esaminati dalla pubblicazione e verificati in modo indipendente dal Financial Times. I numeri raccontano una crescita molto forte del fatturato, ma anche un aumento ancora più rapido dei costi, confermando quanto sia oneroso sostenere l’espansione dell’AI generativa su scala globale.
Secondo i documenti, i ricavi di OpenAI sarebbero passati dai 3,7 miliardi di dollari del 2024 a 13,07 miliardi nel 2025. Una crescita significativa, legata alla diffusione dei servizi basati su modelli di AI, all’adozione da parte delle imprese e alla monetizzazione delle piattaforme commerciali dell’azienda. Tuttavia, la traiettoria dei costi risulta molto più pesante: nell’ultimo anno analizzato avrebbero raggiunto i 34 miliardi di dollari, generando una perdita operativa di 20,92 miliardi.
Ve la ricordate Erin Bronkovich? E' la donna nota per la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. La vinse: il colosso dell'energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari. Poi ne fecero anche un film con Julia Roberts.
La sua ultima iniziativa a protezione dell'ambiente e dei diritti dei cittadini si chiama "Brockovich AI Data Center Reporting", si tratta di un progetto per mappare le costruzioni di data center negli Stati Uniti e l'impatto che questi hanno sull'ambiente e sulla vita della popolazione circostante. Il progetto raccoglie le segnalazioni di nuovi progetti di costruzione di Data-center o di impatti negativi sulla popolazione di Data-center esistenti.
Le principali preoccupazioni relative ai data center per l'intelligenza artificiale messi in luce dal progetto sono: consumo energetico, comumo idrico, produzione di rifiuti elettronici, rischi legati alla localizzazione, inquinamento acustico.
Nel sito sono presenti diverse mappe geografiche con la localizzazione dei data-center o progetti di costruzione, almeno quelli censiti, tematizzate per tipo. Il progetto mette in risalto i successi ottenuti da amministratori e cittadini che si sono opposti alla costruzione di questi nuovi eco-mostri.
Consiglio di esprorare il sito
Abbiamo già segnalato l'opposizione alla costruzione di nuovi Data-center