La banca dati “clandestina” di Europol

La banca dati “clandestina” di Europol

UE Privacy dati tecno controllo

Esplode lo scandalo su "Pressure Cooker", la gigantesca quantità di dati anche sensibili che Europol, l'agenzia di polizia europea, avrebbe raccolto e conservato illecitamente su milioni di persone per anni

Tre attivissime testate di giornalismo d’inchiesta, Correctiv, Wearesolomon e Computer Weekly, hanno scoperto che l’Europol, l’ente che coordina le polizie del vecchio continente, ha creato e gestito per anni piattaforme segrete piene di dati. Dati che non dovevano essere raccolti. Su milioni di persone. Qualsiasi persona, anche le più lontane dalle inchieste giudiziarie. Dati che non avrebbero dovuto raccogliere, né conservare. Dati che l’Europol ha gestito “illegalmente”, che ha detto e ripetuto di non aver raccolto. Ed ancora non si è capito se della vicenda si possa parlare al passato.

L’inchiesta delle tre testate è stata minuziosa, si è avvalsa della richiesta di poter visionare i pochi documenti ufficiali accessibili, si è basata – molto, moltissimo – sui documenti, le email “riservate” che sono state fatte arrivare alle redazioni. Si è basata sulle “confessioni” di diversi ex dirigenti dell’Europol, che hanno scelto di restare anonimi ma tutte ampiamente verificate.

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