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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

La corte europea conferma la stangata del 2018. E un tribunale svedese ne aggiunge un'altra per danni a Klarna

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La vera mazzata per l’azienda di Mountain View, però, arriva dalla Corte di Giustizia Europea. Nella giornata di ieri, infatti, i giudici hanno respinto l’appello di Google in merito a un provvedimento della Commissione Europea del 2018, che aveva condannato l’azienda per le pratiche anti-concorrenziali sul suo sistema operativo per smartphone Android. Qui le cose si fanno più complicate. Le accuse, infatti, riguardano le condizioni imposte da Google ai produttori di smartphone che utilizzano Android.

Secondo la Commissione Europea l’azienda avrebbe imposto ai produttori una serie di vincoli per garantirsi notevoli vantaggi sugli eventuali concorrenti. Tra questi gli accordi di distribuzione, che imponevano ai produttori di dispositivi mobili di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il browser Chrome sui dispositivi come condizione per poter ottenere la licenza per utilizzare il suo app store ufficiale Play Store.

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Internet è sempre più un ambiente per bot: i dati di Cloudflare indicano che il 57% delle richieste di pagine Web provengono da Bot. Ma quando, come e perché è successo? E cosa c'entra questo con il maggior controllo operato dalle grandi aziende?

Per chi ha la passione delle telenovele, il mondo dell'IA fa per voi. In questo episodio, il governo Usa proibisce ad Anthropic di esportare i suoi gioielli, a causa di una soffiata di Amazon, che del resto ha interessi con OpenAI. E se invece il governo l'avesse fatto proprio perché è in combutta con Anthropic, seguendo la nota strategia in cui si millantano strumenti "troppo potenti" senza mai esibirli? Nel frattempo Anthropic se la prende con Alibaba.

Ue: ritorna il tentativo di approvare la legge sul controllo delle chat con la scusa della lotta alla pedofilia. La legge, già nota come ChatControl era già stata respinta dal Parlamento europeo.

Carrellata di notiziole: l'FCC vuole dei telefoni più "sicuri", Meta invece vuole (continuare a fare) degli occhiali che facciano riconoscimento facciale... e molte altre!

Concludiamo con lo scontro tra l'ATAC e il cambiamento climatico (qui inteso nel senso dell'avvicendarsi delle stagioni).

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La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa sapere, per Dpo e Ciso.

Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026, riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc. La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta. L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo.

Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico. La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta giuridica dell’intero impianto.

Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana renda questo presupposto molto più fragile.

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Con il "Decreto Bollette", il governo ha definito i data center infrastrutture strategiche nazionali, scavalcando i sindaci. Risultato? La Lombardia ospita quasi il 65% della potenza nazionale dei server, e ben 40 dei 82 gigawatt richiesti in tutta Italia sono concentrati solo nella Città Metropolitana di Milano, che ha superato la densità energetica di Zurigo e Madrid. Rita Cantalino, giornalista e attivista, ci racconta quanto già ora l'impatto sia importante e il futuro che ci aspetta con la promessa di "Hub del Mediterraneo".

Piede Sinistro è un podcast di approfondimento, analisi e racconto di notizie, attualità e non solo. Uno spazio che non punta a dare risposte, ma a fornire chiavi di lettura e strumenti per affrontare la complessità del presente in autonomia.

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A proposito di analisi dell'interfaccia dei chatbot e relativo engagement degli utenti, credo che l'episodio 138, "La stanza", del podast di Pieranni dia degli spunti molto interessanti.

Tagliando con l'accetta e molto in sintesi, non siate pigri, ascoltate il podcast, mi pare siano 2 i punti molto interessanti:

  1. i chatbot basati su LLM sono dei sicofanti (ovvero lusingano gli utenti). In questo modo cresce il coinvolgimento e in ultima analisi la dipendenza. Con il problema che, a quanto pare, gli umani vogliono che i chatbot con cui intetragiscono abbiano questa caratteristica;
  2. la memoria distribuita. Gli umani affidano la propria memoria ai chatbot, i quali restituiscono una memoria parziale (magari perché è parziale quella affidata al bot dagli umani) e manipolatoria per vari motivi

I due temi sono spiegati bene nel podcast.

Entrambe queste caratteristiche ci riportano al fatto che nella relazione tra umani e macchine, c'è un terzo "incomodo" costituito dai padroni della macchina che la costruiscono appositamente in questo modo per condizionare e manipolare gli umani.

Nulla di nuovo rispetto ai social media, ma con una tecnologia ancora più coinvolgente e penetrante

Ascolta la puntata

In questa puntata abbiamo parlato dell'hackmeeting appena concluso, con alcune interviste registrate a caldo. Abbiamo proseguito con le vicissitudini di OpenAI e delle altre grandi imprese produttrici di Intelligenza Artificiale generativa. Infine abbiamo cercato di capire le motivazioni che sottostanno all'ennesima chiusura di spazi degli utenti e degli sviluppatori messa in atto da Google nel meccanismo di distribuzione delle app negli smartphone Android.

Il 12, 13, 14 giugno si è tenuto a Firenze la 29a edizione di Hackmeeting, l'incontro annuale delle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Abbiamo raccontato il clima che si è respirato durante i 3 giorni e dato conto di alcuni laboratori e seminari anche con l'aiuto delle interviste registrate al Centro Sociale Next Emerson. Le interviste integrali sono nelle pillole

Cosa unisce Bernie Sanders e Sam Altman (CEO di Open AI)? Entrambi vogliono che il governo USA partecipi agli utili di OpenAI. Ma quali utili? Guardiamo il bilancio del 2025 dell'azienda di Altman che è in perdita di circa 35 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Non sarà che i signori dell'AI stanno preparando il terreno per sfuggire al proprio fallimento finanziario?

Riprendiamo, visto l'avvicinarsi della scadenza, la notizia dell'imposizione di Google a tutti gli sviluppatori di App per Android di registrarsi presso l'azienda di Mountain View. Quali sono le ragioni apparenti e quali quelle nascoste che hanno indotto l'azienda ad imporre questa misura? Parliamo anche delle forme di resistenza, come quella messa in campo da KeepAndroidOpen.

In extremis un aggiornamento sulla situazione dei nuovi data-center e della legge regionale in Lombardia.

Ascolta l'audio della puntata nel sito di Radio Onda Rossa

Il 12, 13 e 14 giugno si è tenuto al Centro Sociale Next Emerson di Firenze l'edizione numero 29 di Hackmeeting

Di seguito trovate le interviste integrali che registrate durante la giornata di sabato. Naturalmente non sono esaustive, ma restituiscono uno spaccato del clima e dei contenuti di cui ha potuto godere chi è stato a Firenze.

Altre considerazioni su come è andato l'hackmeeting le trovate nel podcast dell'ultima puntata di Le Dita Nella Presa.

Se poi siete curios di conoscere il programma, lo trovate nel sito di HackMeeting

Ascolta le interviste

Puntata n. 137 del podcast di Simone Pieranni.
"La musica che sentite è stata presa dalla pubblicità della IMEC del 2002. Un uomo sta camminando lungo una strada affollata, è notte. Mentre cammina si accorge che qualcosa lo sta salutando, probabilmente li per li è solo la percezione del saluto, un braccio che sembra rivolgersi a lui. L'uomo si ferma, guarda e capisce. All'interno di una vetrine illuminata c'è un Apple IMEC, il suo schermo è montato su un braccio regolabile sopra una strana semi-sfera che contiene l'hardware di elaborazione. L'uomo fa per allontanarsi dalla vetrina ma lo schermo lo segue. Scuote la testa e il computer scuote lo schermo, fa un salto e lo schermo fa su e giù. Tira fuori la lingua e il computer apre il lettore CD.
Quello che vi ho appena letto l'inizio di un pezzo, parso su uno IMEC il 26 magio 2026, firma di Kinoi Heart. L'implicazione è chiara. Abbiamo a lungo desiderato tecnologie che rispondessero intuitivamente alle nostre interazioni. Guardando i nostri schermi oggi viene spontaneo chiedersi: quanto manca prima che siano loro a ricambiare il nostro sguardo, solo che, e questo lo aggiungo io, per consentire alle macchine di guardarci a noi viene richiesta un'estrema opera di semplificazione, di noi stessi."

La convivenza con le macchine è il tema di questa puntata. Ma a convivere non siamo solo umani e macchine, ci sono di mezzo anche i proprietari delle macchine.

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Le aziende stanno perfezionando vari modi, che si stanno affiancando a quelli usati per finire nei migliori risultati di Google

Sempre più persone preferiscono chiedere informazioni ai chatbot piuttosto che a Google e ai tradizionali motori di ricerca. La tendenza non riguarda solo le preferenze dei singoli utenti ma anche i cambiamenti imposti da aziende come Google stessa, che sta trasformando il suo motore di ricerca fornendo risposte generate automaticamente (le «AI Overview») e aggiungendo una finestra per interagire con Gemini, il suo chatbot.

Queste novità stanno cambiando anche il modo in cui le aziende cercano di farsi trovare online. Da quando esistono i motori di ricerca, il metodo principale è la cosiddetta SEO (Search Engine Optimization), un insieme di tecniche per arrivare il più in alto possibile nei risultati di Google. Con la diffusione dei chatbot, l’obiettivo non è più solo quello, ma anche di condizionare le risposte delle AI, agendo sui siti che usano più spesso come fonte. Queste nuove pratiche sono dette Answer Engine Optimization (AEO) e permettono potenzialmente un’influenza ancora maggiore: i risultati di Google, infatti, sono dieci per pagina, mentre la risposta di un chatbot è una sola.

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Secondo documenti finanziari verificati dal Financial Times, la società ha aumentato il fatturato a 13,07 miliardi di dollari, ma i costi sono saliti a 34 miliardi. Pesano ricerca, infrastrutture cloud e il passaggio a entità profit.

OpenAI avrebbe chiuso il 2025 con una perdita attribuibile alla società pari a circa 38,5 miliardi di dollari. È quanto emerge da documenti finanziari certificati esaminati dalla pubblicazione e verificati in modo indipendente dal Financial Times. I numeri raccontano una crescita molto forte del fatturato, ma anche un aumento ancora più rapido dei costi, confermando quanto sia oneroso sostenere l’espansione dell’AI generativa su scala globale.

Secondo i documenti, i ricavi di OpenAI sarebbero passati dai 3,7 miliardi di dollari del 2024 a 13,07 miliardi nel 2025. Una crescita significativa, legata alla diffusione dei servizi basati su modelli di AI, all’adozione da parte delle imprese e alla monetizzazione delle piattaforme commerciali dell’azienda. Tuttavia, la traiettoria dei costi risulta molto più pesante: nell’ultimo anno analizzato avrebbero raggiunto i 34 miliardi di dollari, generando una perdita operativa di 20,92 miliardi.

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