In vigore dall'11 luglio, dopo che i due precedenti trattati sono stanti invalidati. Per gli attivisti per i diritti digitali di Noyb però è una copia dei regolamenti precedenti e si preparano a fare ricorso
La Commissione europea ha adottato il nuovo accordo sul trasferimento dei dati tra l’Unione europea e gli Stati uniti. Il Data privacy framework arriva dopo l’annullamento degli accordi precedenti da parte della Corte di giustizia europea, a causa dell’assenza di tutele adeguate da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, l’organizzazione per i diritti digitali Noyb si prepara a portare anche questo accordo davanti alla Corte, perché sembrerebbe una copia dei vecchi regolamenti.
[...]
L’accordo cerca poi di risolvere il problema dell’accesso incondizionato ai dati personali da parte delle agenzie di intelligence statunitensi, che nel quadro del nuovo framework dovrebbero avere solamente un accesso limitato e proporzionato a queste informazioni. Inoltre, istituisce un organo speciale, la Data protection review court (Dprc), a cui i cittadini europei potranno rivolgersi in caso di violazione delle nuove garanzie, che potrà ordinare la cancellazione dei dati ottenuti o trattati illegalmente.
Le critiche di Noyb
Il nuovo regolamento non ha convinto il gruppo per la difesa dei diritti digitali Noyb, guidato dall’attivista e avvocato Max Schrems. Per l’organizzazione, infatti, gli Stati Uniti attribuiranno alla parola “proporzionato” un significato diverso da quello della Corte di giustizia, così da assicurare alle agenzie di intelligence la possibilità di continuare a usare i dati personali europei più o meno come vogliono...
DataKnightmare: L'algoritmico è politico
Il Garante stoppa Google Analytics. E ora? Ci poniamo il problema che forse (forse!) GA 4 è rispettoso del GDPR o riconosciamo che Analytics è solo la punta dell'iceberg, l'inizio della Lunga Marcia verso la nostra sovranità digitale e l'indipendenza da Big Tech (o il riconoscimento dello status di colonia)?
In questa puntata Walter Vannini spiega perché il cloud USA non è adatto alle esigenze Europee e dice che non c'è alternativa alla scelta di far crescere il cloud Europeo (che esiste nonostante i nostri governanti).
Corea del Sud. A Seul cambiano i tempi ma non il dilemma di come restare alleati degli Usa senza irritare la Cina, primo partner economico. Con il Chip 4, che serve a Biden per rimodellare le catene globali degli approvvigionamenti tech, il gioco si fa duro.
In queste settimane se ne è discusso a Seul, dove il governo conservatore del neoeletto presidente Yoon Suk-yeol sta decidendo se aderire alla tanto chiacchierata alleanza a guida statunitense sui semiconduttori. L’alleanza, proposta dal presidente Joe Biden lo scorso marzo, è stata soprannominata “Chip 4” e dovrebbe coinvolgere, oltre a Stati uniti e Corea, anche Giappone e Taiwan.
L’INIZIATIVA È AL CENTRO dell’impegno statunitense a rimodellare le catene globali degli approvvigionamenti di tecnologie avanzate come i semiconduttori, coordinando tra paesi affini la produzione di questi beni essenziali per l’economia globale. In poche parole, Chip 4 è un’operazione di friend-shoring.
leggi l'articolo completo su "Il Manifesto"
È solo un annuncio politico, non c'è ancora un testo, su un nuovo quadro per i flussi di dati transatlantici. Gli esperti privacy attendono di leggere il testo dell'accordo e Schrems già (ri)promette battaglia: "Se non conforme al diritto Ue lo porterò di nuovo in tribunale". Ecco i punti chiave.
L’accordo sul flusso di dati arriva dopo mesi di trattative e segue l’invalidazione nel luglio 2020 da parte della giustizia europea dell’intesa “Privacy Shield” che consentiva questo trasferimento, a causa dei timori sui programmi di sorveglianza americani. Secondo la Corte di giustizia Ue ‘Privacy Shield’ non preservava da “interferenze nei diritti fondamentali delle persone i cui dati vengono trasferiti’. Schrems: “Se testo non conforme al diritto Ue lo porterò di nuovo in tribunale”
E proprio il protagonista della decisione della Corte di giustizia Maximilian Schrems ha subito commentato, in modo critico, l’annuncio politico di Biden-von der Leyen utilizzando questa foto:
“L’accordo era apparentemente un simbolo che von der Leyen voleva, ma non ha il sostegno degli esperti a Bruxelles, poiché gli Stati Uniti non si sono mossi. È particolarmente spaventoso che gli Stati Uniti abbiano presumibilmente usato la guerra contro l’Ucraina per spingere l’UE su questa questione economica”, ha dichiarato l’attivista per la protezione dei dati personali.
L'annuncio è arrivato proprio all’ultima curva. Perché il primo giugno scadeva la data di un’altra moratoria, che era stata decisa nelle drammatiche settimane che seguirono l’assassinio di George Floyd
Il gruppo ha deciso di prolungare – senza una data di scadenza – la moratoria per la vendita alla polizia americana e alle polizie locali della sua tecnologia per il riconoscimento facciale.
Un “prodotto” che proprio nella primavera e nell’estate scorsa, nel pieno delle tensioni seguite all’assassinio da parte dell’agente Derek Chauvin, si scoprì essere in dotazione a tanta parte dell’apparato di sicurezza statunitense. E che tanti drammi ha causato. Ai neri, alle donne, ai trans. Ai migranti.
Leggi l'articolo sul sito de "Il Manifesto"