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“All’inizio c’era l’idea che la tecnologia potesse risolvere i problemi”, dice nel video Andrew G. Ferguson, saggista e docente di diritto statunitense. “Offriva alle forze dell’ordine la possibilità di fare di più con meno risorse”.

Le attività di polizia predittiva si basano sull’uso di metodi statistici per anticipare e quindi evitare la commissione di reati, come nel film di Steven Spielberg Minority Report. Negli ultimi anni questa tecnologia è diventata sempre più sofisticata e in varie città statunitensi sono stati sperimentati dei software che, attraverso la combinazione di diversi tipi di dati, avrebbero dovuto individuare i soggetti più inclini a commettere un crimine violento. Il loro uso ha scatenato polemiche e preoccupazioni per la tutela dei diritti umani.

I sostenitori di questi sistemi sostengono che questi software, escludendo la valutazione umana con i suoi pregiudizi, permetterebbero alle forze di polizia di agire in maniera più equa. Ma anche su questo sono stati sollevati dei dubbi: “Se nei dati inseriti è presente un pregiudizio razziale, anche i risultati conterranno lo stesso pregiudizio”, spiega Ferguson.

Guarda il video della Thomson Reuters Foundation sul sito di Internazionale.