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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni di articoli su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

La ricostruzione dello scontro tra PagoPa e Garante Privacy sull'app IO e l'analisi di come stanno i fatti. L'Autorità controbatte il Governo e pubblica la relazione tecnica che dimostra come i dati di 11,5 milioni di italiani, utenti dell'app, siano trasferiti in Usa in violazione delle norme sulla protezione dei dati personali.

Vìola la privacy degli utenti IO, l’app “fiore all’occhiello” del Governo. A stabilirlo è stato il Garante per la protezione dei dati personali che, con il provvedimento adottato ieri, ha imposto alla società partecipata dallo Stato sviluppatrice dell’app, PagoPa, la limitazione provvisoria, “da rendere operativa senza ingiustificato ritardo, e comunque non oltre 7 giorni dalla ricezione del presente provvedimento”, dei trattamenti effettuati mediante IO che prevedono l’interazione con i servizi di Google e quelli di Mixpanel.

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Come ormai sappiamo, WhatsApp ha dato un ultimatum a tutti i suoi utenti: chi non ha accettato la nuova policy entro il 15 maggio non potrà più usare WhatsApp.

L'azienda di proprietà di Facebook, con sede Europea in Irlanda, ci aveva già provato a febbraio 2021 sollevando feroci critiche che l'avevano indotta a rimandare la scadenza per avere il tempo di spiegare meglio agli utenti i cambiamenti introdotti nella policy.

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Di come la scuola italiana abbia dato il peggio di sé con la tecnologia, finendo con noncuranza nell’illegalità

L'articolo ripercorre le nefandezze delle scelte della scuola (e non solo) sul digitale con particolare attenzione alla questione dei dati e della privacy. Ricordando che "è ora, insomma, di rifiutarsi di essere merce che rappresenta l’ultima ruota del carro, e di ricordarsi di essere persone. È ora, ora, di dire basta."

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Il 16 luglio 2020 la Corte di Giustizia europea si è pronunciata (qui il comunicato stampa) su una serie di ricorsi presentati dal legale Maximilian Schrems, invalidando l’accordo “Privacy Shield” tra l’Unione europea e gli Usa (qui annuncio di Noyb).

Il Privacy Shield è un accordo tra la Commissione europea e il Segretario al Commercio USA che consentiva un regime privilegiato per le aziende americane aderenti, nel caso di trasferimento dei dati personali dei cittadini europei verso gli Usa. Il Privacy Shield in realtà nasce sulle ceneri del Safe Harbour, che era stato invalidato dalla Corte di Giustizia europea nel 2015, anche qui a seguito del ricorso del legale Schrems.

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